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L'Uomo Del Monte ha smesso di dire sì

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Di certo, comprare una raccolta Del Prado non mi aiuterà a capirlo.
Niccolò Ammaniti, Arturo Bandini, Bret Easton Ellis, Kafka, Chuk Palahniuk, Calvino,
Don De Lillo, Hemingway, Amelie Nothomb, Buzzati, Stefano Benni, l' Aleph, Nick Hornby, Salinger, Il bar sotto il mare, Pasolini, Fango, Fitzgerald e Zelda, Un bacio al mondo, L'Odissea, Lamento di Portnoy, Radiguet, Giovanni Drogo, Carver, Houellebecq, Graham Green, Eduardo Mendoza,
l' Edipo Re, Superwoobinda,
John Fante, forse sì.

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venerdì, 23 febbraio 2007

L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL’ESSERE (PADRE)


Se vedete qualcuno correre sul pavè milanese a cavallo di un motorino vintage e, dietro di lui, una scia di bestemmie che svapora, quello è Matteo, il figlio del signor Bagatti.
 
Il signor Bagatti ha settantatrè anni e gli occhi verdi come il gatto della Gourmet.
Il signor Bagatti ha un naso sottile e un sorriso bonario che sembra dirti: “ chi sta meglio di me?”.
E in effetti è così, chi sta meglio di lui? Nobile decaduto, tre figli maschi che non gli hanno mai dato problemi, una moglie prima tollerante e ora inoffensiva, un beagle che si chiama Reich e che, se gli canti la cavalcata delle Valchirie, alza la zampa destra in segno di saluto.
A volte, il signor Bagatti si mette seduto sul suo divano di velluto marrone, le dita che accarezzano il pelo di Reich e la testa che si perde tra i ricordi.
Ah, che belli i tempi di Stresa, la villa sul lago dei nonni, nes pas? Ma i tempi cambiano.
Dov’è finito il gruzzolo che gli ha lasciato suo padre? Polverizzato, non ricorda neppure come. No, l’euro non c’entra, l’eredità se l’è giocata negli anni sessanta, era giovane, c’era la Dolce Vita. Oh, la Vespa, le gonne a campana delle ragazze che si stringevano dietro di lui, così tanto che…
Certo, anche oggi, al signor Bagatti, capita di andare un po’ oltre. Comprarsi un cachemire in più del dovuto, scivolare in rosso di qualche migliaia di euro.  Un paio di volte gli hanno anche tagliato la luce. Ma la vita è una, signori miei, non va forse goduta?
Gira anche voce che il signor Bagatti abbia frodato l’azienda per la quale lavorava, anni fa. Prove ce ne sono, per caso? No.
Qualcuno dice che la signora Nerina, sua moglie, rinchiusa da tre anni alla Casa di Cura Bianco Riposo, sia lì anche per colpa sua. Ma d’altra parte, non è sempre stata “donna fragile ed emotivamente instabile”?
E poi, basta credere a tutto questo malignare sul suo conto, basta pensare che Paolo, il figlio più grande, abbia aperto una pizzeria in Micronesia pur di non vederselo più sotto gli occhi. Gli saran piaciuti i paesi esotici, che diamine!
Certo, Giovanni, il secondogenito potrebbe telefonargli più spesso, non prendersela tanto se suo padre, sangue del suo sangue, ogni tanto gli chiede un prestito. Cosa saran mai, mille euro! Dopo tutto, se ami le scarpe su misura e ti piace giocare al bingo, se ogni tanto ti vuoi concedere una vacanza in Riviera in quell’hotel art decò, la pensione di milleduecento euro non basta.
Grazie a dio c’è Matteo, il figlio più piccolo.
Lui di soldi ne ha proprio pochi ma ti prende così come sei, ti vuole bene.
Anche quando scopre che hai aperto tre finanziamenti in contemporanea (“vorrei sapere come cazzo hai fatto ad aprirne tre!”, grida) e che non paghi l’affitto da sei mesi, lui si arrabbia, ma alla fine è lì con te. Ti guarda, con i tuoi stessi occhi verdi, si mette a urlare, la mano sinistra che si agita nell’aria a caccia di certezze, la voce che si incrina e ti insulta, mentre con la destra ti mette sotto il naso il tuo estratto conto. Lui è lì, con il suo lavoro di impiegato che prende meno di te con la pensione, è lì che ti stacca un assegno da quattromila euro, quelli che aveva messo via in cinque anni per comprarsi la macchina. E invece è bravo Matteo, li dà a te che sei suo padre, lui, che non ha chiesto di essere tuo figlio.
Piccolo Matteo, che se ne va sul suo motorino acciaccato, con il fegato a pezzi e la bile in gola, che si ferma in edicola a comprare il giornale. Matteo, che se lo rigira in mano, il giornale,  si blocca di fronte alla pubblicità sulla quarta di copertina e  legge.  I suoi occhi sono due fessure, le mandibole strette che quasi si spaccano. Strappa la pagina, la getta per terra e se ne riparte sul suo aborto a due ruote, prendendosela con Gesù Cristo, Giunone, Zeus, Anubi e Quezalcoatl.
 
Quezalcoatl, il Serpente piumato, tira un lungo respiro e distende le spire del suo corpo immortale.  Allunga il collo verde cangiante e posa lo sguardo  sulla città di Milano, su quel marciapiede di piazzale Baracca, sporcato dal guano dei piccioni e dalla quarta di copertina di un settimanale. E  legge:  
 
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postato da: Pubblivora alle ore febbraio 23, 2007 20:31 | link | commenti (24)
categorie: facciamoci del male
mercoledì, 14 febbraio 2007

FANTAGENZIA PARACOOL ― DISINTOSSICARSI



Ci sono giorni in cui AngelArt  ne ha piene le palle di fare l’art director. 
Gli tocca sistemare ventisette impaginazioni e preparare chili di layout in un' ora scarsa mentre Indesign si impalla con costanza e Illustrator non ne vuole sapere.
In quei giorni, Angelo raggiunge livelli di saturazione inaudita e sente il bisogno di disintossicarsi.
Torna a casa sfatto, lancia le scarpe sul pavimento del salotto-camera da letto-cucina-tinello, fa scivolare il giaccone dalle spalle (che cada dove gli pare), accende il televisore, si tuffa sul divano e lì rimane per una buona mezz’ora.
A guardarlo così, gli occhi socchiusi e il respiro regolare, sembra un giovane uomo impegnato in esercizi di respirazione yoga, forse pilates.
Niente di più sbagliato.
Al momento, nel cervello di Angelo, va in onda il Grande Eccidio di Massa dell’Advertising.
Il rumore di sottofondo della tv lo culla, lo stimola.
Eccolo. Si sente a metà tra Ralph Finnes in Strange Days e Uma Thurman in Kill Bill.  Ė il  protagonista di un videogioco che saltabecca di rete in rete, di break in break, come un pirata a caccia di spot indifesi.
In mano, ha un coltello Miracle Blade, quelli che tagliano anche il tungsteno e che si vendono nelle telepromozioni su Telenova. Fa il suo ingresso in un break di Canale Cinque, più precisamente in Casa Barilla, dove trova l'insopportabile mamma del reparto product development che si è inventata i Piccolini per la figlia, nonchè quell’obbrobrio di ragazza il cui fratello ha creato la pasta integrale pensando alla di lei stitichezza.
Angelo tasta la lama del suo Miracle Blade e spicca un balzo stile manga, tanto per incutere un sano terrore. Le signore del clan Barilla lo guardano pietrificate mentre lui dà inizio alla propria vendetta. Dopo averle trafilate al bronzo, le costringe a entrare in  una pentola Bialetti, le mette a bollire sui fornelli della Whirlpool, le porta a cottura e le scola belle al dente. Poi, le offre al Labrador della Scottex, che nonostante sembri sempre il solito cucciolo,  ha ventiquattro anni e l’appetito di Marco Pannella dopo sessanta giorni di sciopero della fame.
Salta nel break di Rete Quattro a dare un’aggiustatina ai disturbati della famiglia Boccasana, che minaccia col Miracle Blade e obbliga a costruire, in un quarto d’ora, il Cutty Sark della Del Prado in scala 1:90.
Poi afferra la fatina nana del Philadelphia, ci spreme su un po’ di dentifricio Blanxx e la usa come spazzolino da denti sciacqua e getta.
Con la lama del  suo Miracle, si cimenta nel'incisione di ideogrammi pre incaici sulla carrozzeria della Fiat Bravo e della Citroen C2.
Non pago, rapisce il bambino ciccione dello spot Svelto e lo sostituisce a Paris Hilton nella pubblicità Tre, dove il ragazzino riesce a mandare in tilt sette cellulari nell’arco di due minuti e ad addentare il polpaccio del benzinaio. Dal canto suo, Paris Hilton viene parcheggiata nello spot della Oust, tra casalinghe incazzate e olezzi inenarrabili.
Alla pubblicità Vodafone, Angelo rubaTotti e lo rinchiude in un salotto letterario in cui si discute di etica esiodea, del meraviglioso nell’Occidente medioevale e del ritorno di Ermes nella critica letteraria.
Abbandona Totti alla sua sorte ed entra nello spot Campari: Salma Hayek avanza verso di lui, l’incedere regale e il vestito blu scuro con una scollatura che è una poesia di Ungaretti*.
L’idea  era quella di metterla, così agghindata, a lavare i chili di biancheria sporca che giacciono inviolati nel bagno di Angelo. E, una volta schiavizzata, tentare un approccio alla Giannini-Melato nel film della Wertmuller.
Ma non ce la fa.
Salma gli ricorda (in bellissimo) la sua ex fidanzata Francesca e, solo a nominarla, gli pare che il cuore singhiozzi ancora. Nasconde le mani dietro la schiena, le dita chiuse sull'impugnatura del Miracle Blade .
“Ti stai sbagliando chi hai visto non è, non è Francesca”.
Chi parla? Chi ha parlato?
Troppo tardi.
Angelo si sveglia dal trance e Salma è perduta: davanti a lui c'è la tv,  dove un diciottenne imberbe tenta di emulare Lucio Battisti affianco a una De Filippi sorridente.
Angelo strabuzza gli occhi e afferra il telecomando. Cinque secondi di zapping furioso. Per bloccarsi davanti al break su Retequattro. Il piccione della Daygum, un prestito a tasso zero per vecchi rimbambiti, la collezione di orologi meccanici Hobby&Work , l'hamburger di pollo del McDonald, la fiammata del Maalox Plus.
Rigira sulla De Filippi. Gente che strepita, ragazzini insultati che piangono, orfani del congiuntivo,  facce da Pitanguy.

In fondo, che si lamenta a fare? Apre una Red Bull e già si sente le ali.



* Mi illumino di immenso
postato da: Pubblivora alle ore febbraio 14, 2007 16:18 | link | commenti (30)
categorie: fantagenzia paracool
giovedì, 08 febbraio 2007

FANTAGENZIA PARACOOL ― SENZA VIA DI SCAMPO



FaustoCopy guida la sua Passat blu nel traffico a gorghi di una domenica milanese.
Al suo fianco è seduta la Morosa, occhiali da sole, nonostante la pioggia, e minigonna formato iPod nano, nonostante la brina. Al momento, è impegnata al cellulare in una conversazione taglia e cuci con la sua amica del cuore.
Fausto sa che non c’è scampo. Oggi è giorno di penitenza, inutile attivare lo sforzo creativo per trovare vie di fuga. Oggi tocca andare all’Ikea.
Se ci sono tre cose che Fausto odia, sono:
la pioggia
il traffico
l’Ikea.
Il pomeriggio quindi si preannuncia perfetto nella sua totale ostilità.
Dopo un’ora e mezza di coda, la Passat di FaustoCopy fa il suo ingresso al parcheggio dell’Ikea di Corsico che pare quello dello Stadio Meazza prima del concerto dei Rolling Stones.
Alla vista di tanto mal di dio, FaustoCopy sente l’ansia che monta e il battito cardiaco che accelera. La claustrofobia, il panico da folla, ecco che arriva. Meglio abbassare il finestrino in cerca di aria.
Fausto curva a destra a caccia di un parcheggio, intanto inspira ed espira, vorrebbe essere un monaco zen sul monte Fuji. Focalizzare, deve focalizzare, deve pensare a qualcosa che non sia il caos, la gente con gli scatoloni sui carrelli, la schiera di macchine vuote che scorrono ai lati della sua Passat.
La Morosa intanto ha finito la telefonata : “Come mai non hai trovato ancora parcheggio?” Esordisce così.
Come mai.
"Come mai" è una domanda che a Fausto non è mai piaciuta perché spesso non può avere risposta. Fausto rispolvera le situazioni in cui gli è stato rivolto un “come mai” inutile negli ultimi venti giorni.
 
Situazione uno. 
Fausto: ho provato a chiamare l’assistenza clienti della Tim ma è tre ore che è occupato. 
Sua madre (stupita): come mai?
Situazione due. 
Fausto: fossi in te, questa gonna rosa shocking con applicazioni zebrate non la comprerei. 
Morosa (stupita): come mai?
Situazione tre.  
Fausto: son cinque anni che non mi date un aumento. 
Direttore Creativo Demiurgo Ferzetti, detto Dart Fenner (stupito): come mai?
 
In genere Fausto risolve così: sorride con un ghigno e non risponde. Ma questo pomeriggio, di fronte alla bolgia di seminatori di discordia che si aggirano automuniti, non riesce nemmeno a simularlo, il ghigno.
“Guarda là!”, grida la Morosa puntando il dito come una rabdomante, “mi pare ci sia un posto laggiù!”
“Dove?” Fausto segue la direzione che indica l’unghia smaltata di lei e gli sembra ci sia davvero, lo spazio tra una Peugeot rossa e un suv nero. Accelera, si avvicina, fa per ficcarsi sul rettangolo di cemento e invece.
Invece, no.
Perché appena impostata la curva la vede. La macchina furba.
Quella figlia di playmobil a quattro ruote. Bianca e nera, la Smart è lì, che occupa un parcheggio normale e ne riempie metà. La metà che Fausto non poteva vedere, chiaro. La metà che manca perché ci stia la sua Passat.
Ci pensa un attimo su: in effetti tutti quelli che hanno la Smart, uomini o donne che siano, gli stanno sul cazzo. Ė la macchina del furbetto creata per il furbetto, quello che ti supera caracollando sul  suo mezzo nanizzato e che ti fa uno sberleffo mettendo la freccia di straforo, proprio mentre stai per svoltare. Dovrebbero vietare i parcheggi alle Smart, ecco cosa. Almeno i parcheggi a pettine o quelli sotto casa sua, sul Naviglio, o questi all’Ikea.
“Io inizio a scendere”, fa la Morosa.
“Tu cosa?”, dice Fausto.
Lei, scende, dice. Si porta avanti. Mica può stare un’ora nel parcheggio ad aspettare che Fausto trovi un buco per la macchina. Lei deve andare all’Ikea, ci sono la Storm e la Orgel che l’aspettano. E se poi finiscono i Gunntorp?
Si allunga verso di lui, gli appioppa un bacio sulla bocca e sorride socchiudendo gli occhi verdi, quel verde a cui Fausto non può opporsi.
Fausto la guarda allontanarsi sotto la pioggia, la minigonna di jeans e quell’incedere dinoccolato da bambina.
Un po’ vorrebbe insultarla, lei, e questo cazzo di parcheggio, e le Smart, e l’Ikea, che invade i fine settimana. Che poi, lo svedese, si presta benissimo: Koksvik che non sono altro, Billy emeriti, Fjärden di puttana,  teste di Gunntorp!
E mentre è lì, immobile e distratto, una Smart lo supera e gli frega il parcheggio appena liberatosi sulla destra.
“Gunntorp!”, grida Fausto in uno svedese perfetto.
“Fausto, sei tu?” Dalla Smart parcheggiata è appena sceso un uomo: è Demiurgo Ferzetti, alias Dart Fenner, direttore creativo della Fantagenzia Paracool. Chiude la sua minicar e, avvolto nel mantello impermeabile nero Armani, si avvicina a Fausto.
“Fortuna che ti eri imbambolato, altrimenti chissà quando lo trovavo, il parcheggio!”
“Ma tu non hai il Mercedes Pagoda?” gli chiede Fausto, il gomito appoggiato al finestrino.
“E secondo te sono così scemo da usarlo per venire all’Ikea di domenica?”
“Ah bè, giusto.”
“Fatti furbo, Fausto, compra una Smart.”
postato da: Pubblivora alle ore febbraio 08, 2007 15:13 | link | commenti (24)
categorie: fantagenzia paracool, vita di marca
lunedì, 05 febbraio 2007

COME SI DIVENTA AGGRESSIVI

Venerdì sera. Natalino Maffucci chiude il negozio di frutta e verdura.
Oggi le vendite sono andate bene, ha smaltito tutte le bietole, propinato chili di arance Tarocco e clementine, la signora Frosio Baratti gli ha ordinato il solito ammasso di fragole fuori stagione e ha prenotato una fornitura di avocado settimanale a tempo indeterminato.  “Stasera me la godo e mi rilasso!” pensa Natalino. Butta via la gomma alla menta che mai lo abbandona nelle giornate di lavoro e passa dal Goloso Felice, il più bel negozio di gastronomia della zona. Compra:
due etti di foie gras tartufato
una porzione di tagliatelle all’uovo con ragù d’anatra
mezzo pollo arrosto con patate.
“Vuole anche un po’ di spinaci, che son buonissimi?” , fa il rosticciere.
Natalino guarda gli spinaci gratinati e arriccia il naso.
La verdura lui la vende, ma non gli piace granchè.
Paga, esce con la cena e sale sulla sua Volvo metallizzata.
Parcheggia davanti a casa, scende dall’auto, il sacchetto della gastronomia nella sinistra, le chiavi di casa nella destra, apre il portone e cammina sereno verso l’ascensore.
Entra e schiaccia il sette mentre le porte si chiudono sul suo sorriso.
Si volta verso lo specchio, una mano sul mento. Niente male.
Cinquant’anni, robusto ma alto, capelli scuri, tanto che a volte gli chiedono se si fa la tinta, e quel naso alla Alighieri che gli dà un aria nobile e antica, nonostante sia solo l’ erede di una generazione di fruttivendoli.
Entra nel suo bilocale imbiancato di fresco, accende l’alogena in sala e la televisione, poi passa in cucina. Prende pollo e tagliatelle e li mette nel microonde. Apre una bottiglia di Valpolicella Metodo di Ripasso e se ne versa un bicchiere.
Ė felice. Una bella cenetta davanti alla tv e poi a letto, verso il sabato con gli amici: il pranzo in trattoria, il cinema in centro e poi, chissà.
Il trillo del microonde lo risveglia. Estrae i piatti con le lasagne e il pollo, si caccia in bocca un pezzo di pane e un tocco di foie gras e si piazza davanti alla televisione, in sala.
Zapping. Sul primo, un tizio offre scatole piene di soldi, sul tre c’è Mi manda rai tre ma non ha voglia di sentir parlare di grane, su italia uno c’è Doctor House ma gli viene l’ansia a vedere zoom di arterie occluse e fegati massacrati.
Ha voglia di rilassarsi e sul Cinque c’è Scherzi a parte con quella bonona della Marini. Perfetto. Natalino attacca il foie gras, lo spalma sul pane tostato e intanto guarda la Marini che ride, strizzata in un abito rosso di due taglie più piccole. Sorride anche Natalino davanti alla tv. Foie gras, finito. Allunga la mano verso il piatto di tagliatelle col ragù d’anatra, ne arrotola un po’ sulla forchetta e le porta alla bocca. Ah, se sono buone. Quella gastronomia è impagabile. Ora in tv stanno facendo uno scherzo a una cavallona con gli stivali, che lui ha già visto ma il nome non lo ricorda, corruccia la fronte per concentrarsi ma non gli viene proprio. Spazzola le tagliatelle in pochi minuti e il pollo è lì, croccante, che aspetta.
La Marini ride con quelle labbra a krapfen e lancia la pubblicità.
Natalino inizia col petto, il coltello affonda nella carne morbida e bianca, quel tanto che basta a tagliare un boccone. In tv c’è la pubblicità di una macchina e Gianna Nannini canta Meravigliosa Creatura. Lui prova a intonarla, la testa che ondeggia mentre taglia l’ultimo pezzo di petto. Secondo spot. C’è uno in motorino che corre. Natalino stacca la coscia di pollo e l’addenta, poi alza gli occhi verso il monitor proprio in tempo per vedere un piccione infilarsi nella bocca di quello sullo scooter.
Natalino inverdisce.
D’istinto soffia fuori dalla bocca la coscia di pollo, che va a spiaccicarsi sul muro bianco appena intonacato.
Si alza bestemmiando mentre in tv quell’idiota corre all’impazzata con un piccione-polena in bocca. DayGum Protex? Ma vaffanculo!
Natalino porta la mano alla bocca, strabuzza gli occhi e corre in bagno a velocità mai vista. Ecco. La sua cena, la sua bellissima cena, è finita nelle fognature meneghine. Apre il cassetto dove tiene le gomme ma appena legge DayGum Protex sulla confezione si sente il conte Dracula davanti a un crocefisso.
Prende la scorta di rettangolini mentolati, corre verso la finestra e la lancia fuori. Afferra lo spazzolino, ci strizza sopra un etto di dentifricio e si lava i denti per mezz’ora. Perché non ha preso gli spinaci, perché? Spinaci, zucchine, anche bollite, cristo! Si asciuga la bocca con la salvietta e torna in sala, inverso come un paguro senza conchiglia.
Adesso la Marini gli sembra una troia, il suo negozio una palla, la sua casa troppo piccola e la tv un’idiozia universale.
L’occhio gli scappa sulla parete di fronte e trattiene a stento un lamento: il muro immacolato è imbrattato di unto e carne di pollo. Che poi è cugino del piccione, il pollo. Per non parlare dell'anatra. E dell'oca. Gli torna il conato solo a pensarci, butta giù in un sorso un bicchiere di Valpolicella e se ne versa un altro, furente. Guarda la mensola sopra il camino dove troneggia una marmotta impagliata, regalo di un suo cliente del negozio.
La marmotta lo fissa. Natalino fissa la marmotta. E sorride, un guizzo di follia negli occhi: “Domani, niente cinema, niente trattoria, niente amici. Domani, vado in armeria.”
E fu così che Natalino divenne cacciatore.
postato da: Pubblivora alle ore febbraio 05, 2007 12:34 | link | commenti (27)
categorie: facciamoci del male