FANTAGENZIA PARACOOL ― SENZA VIA DI SCAMPO

FaustoCopy guida la sua Passat blu nel traffico a gorghi di una domenica milanese.
Al suo fianco è seduta la Morosa, occhiali da sole, nonostante la pioggia, e minigonna formato iPod nano, nonostante la brina. Al momento, è impegnata al cellulare in una conversazione taglia e cuci con la sua amica del cuore.
Fausto sa che non c’è scampo. Oggi è giorno di penitenza, inutile attivare lo sforzo creativo per trovare vie di fuga. Oggi tocca andare all’Ikea.
Se ci sono tre cose che Fausto odia, sono:
la pioggia
il traffico
l’Ikea.
Il pomeriggio quindi si preannuncia perfetto nella sua totale ostilità.
Dopo un’ora e mezza di coda, la Passat di FaustoCopy fa il suo ingresso al parcheggio dell’Ikea di Corsico che pare quello dello Stadio Meazza prima del concerto dei Rolling Stones.
Alla vista di tanto mal di dio, FaustoCopy sente l’ansia che monta e il battito cardiaco che accelera. La claustrofobia, il panico da folla, ecco che arriva. Meglio abbassare il finestrino in cerca di aria.
Fausto curva a destra a caccia di un parcheggio, intanto inspira ed espira, vorrebbe essere un monaco zen sul monte Fuji. Focalizzare, deve focalizzare, deve pensare a qualcosa che non sia il caos, la gente con gli scatoloni sui carrelli, la schiera di macchine vuote che scorrono ai lati della sua Passat.
La Morosa intanto ha finito la telefonata : “Come mai non hai trovato ancora parcheggio?” Esordisce così.
Come mai.
"Come mai" è una domanda che a Fausto non è mai piaciuta perché spesso non può avere risposta. Fausto rispolvera le situazioni in cui gli è stato rivolto un “come mai” inutile negli ultimi venti giorni.
Situazione uno.
Fausto: ho provato a chiamare l’assistenza clienti della Tim ma è tre ore che è occupato.
Sua madre (stupita): come mai?
Situazione due.
Fausto: fossi in te, questa gonna rosa shocking con applicazioni zebrate non la comprerei.
Morosa (stupita): come mai?
Situazione tre.
Fausto: son cinque anni che non mi date un aumento.
Direttore Creativo Demiurgo Ferzetti, detto Dart Fenner (stupito): come mai?
In genere Fausto risolve così: sorride con un ghigno e non risponde. Ma questo pomeriggio, di fronte alla bolgia di seminatori di discordia che si aggirano automuniti, non riesce nemmeno a simularlo, il ghigno.
“Guarda là!”, grida la Morosa puntando il dito come una rabdomante, “mi pare ci sia un posto laggiù!”
“Dove?” Fausto segue la direzione che indica l’unghia smaltata di lei e gli sembra ci sia davvero, lo spazio tra una Peugeot rossa e un suv nero. Accelera, si avvicina, fa per ficcarsi sul rettangolo di cemento e invece.
Invece, no.
Perché appena impostata la curva la vede. La macchina furba.
Quella figlia di playmobil a quattro ruote. Bianca e nera, la Smart è lì, che occupa un parcheggio normale e ne riempie metà. La metà che Fausto non poteva vedere, chiaro. La metà che manca perché ci stia la sua Passat.
Ci pensa un attimo su: in effetti tutti quelli che hanno la Smart, uomini o donne che siano, gli stanno sul cazzo. Ė la macchina del furbetto creata per il furbetto, quello che ti supera caracollando sul suo mezzo nanizzato e che ti fa uno sberleffo mettendo la freccia di straforo, proprio mentre stai per svoltare. Dovrebbero vietare i parcheggi alle Smart, ecco cosa. Almeno i parcheggi a pettine o quelli sotto casa sua, sul Naviglio, o questi all’Ikea.
“Io inizio a scendere”, fa la Morosa.
“Tu cosa?”, dice Fausto.
Lei, scende, dice. Si porta avanti. Mica può stare un’ora nel parcheggio ad aspettare che Fausto trovi un buco per la macchina. Lei deve andare all’Ikea, ci sono la Storm e la Orgel che l’aspettano. E se poi finiscono i Gunntorp?
Si allunga verso di lui, gli appioppa un bacio sulla bocca e sorride socchiudendo gli occhi verdi, quel verde a cui Fausto non può opporsi.
Fausto la guarda allontanarsi sotto la pioggia, la minigonna di jeans e quell’incedere dinoccolato da bambina.
Un po’ vorrebbe insultarla, lei, e questo cazzo di parcheggio, e le Smart, e l’Ikea, che invade i fine settimana. Che poi, lo svedese, si presta benissimo: Koksvik che non sono altro, Billy emeriti, Fjärden di puttana, teste di Gunntorp!
E mentre è lì, immobile e distratto, una Smart lo supera e gli frega il parcheggio appena liberatosi sulla destra.
“Gunntorp!”, grida Fausto in uno svedese perfetto.
“Fausto, sei tu?” Dalla Smart parcheggiata è appena sceso un uomo: è Demiurgo Ferzetti, alias Dart Fenner, direttore creativo della Fantagenzia Paracool. Chiude la sua minicar e, avvolto nel mantello impermeabile nero Armani, si avvicina a Fausto.
“Fortuna che ti eri imbambolato, altrimenti chissà quando lo trovavo, il parcheggio!”
“Ma tu non hai il Mercedes Pagoda?” gli chiede Fausto, il gomito appoggiato al finestrino.
“E secondo te sono così scemo da usarlo per venire all’Ikea di domenica?”
“Ah bè, giusto.”
“Fatti furbo, Fausto, compra una Smart.”