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L'Uomo Del Monte ha smesso di dire sì

chi sono

Utente: Pepissima
Di certo, comprare una raccolta Del Prado non mi aiuterà a capirlo.
Niccolò Ammaniti, Arturo Bandini, Bret Easton Ellis, Kafka, Chuk Palahniuk, Calvino,
Don De Lillo, Hemingway, Amelie Nothomb, Buzzati, Stefano Benni, l' Aleph, Nick Hornby, Salinger, Il bar sotto il mare, Pasolini, Fango, Fitzgerald e Zelda, Un bacio al mondo, L'Odissea, Lamento di Portnoy, Radiguet, Giovanni Drogo, Carver, Houellebecq, Graham Green, Eduardo Mendoza,
l' Edipo Re, Superwoobinda,
John Fante, forse sì.

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tanta roba bei momenti

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martedì, 27 marzo 2007

IL VOLO



Studio allo Iulm, non ho una media alta ma, vado avanti, calma. Mi laureerò nel duemilaeventisette.
Ogni  sabato pomeriggio faccio shopping con i soldi della paghetta. Una volta la borsa, l’altra le scarpe, quella dopo un paio di pantaloni. Taglia cinquanta. Peso ottantatré chili.
Quand’ero piccola, mia madre mi lasciava a casa da sola e tornava la sera, con i ravioli e il vitel tonnè preso dal rosticciere. Quand’ero piccola la mamma mi lasciava a casa da sola e io al pomeriggio guardavo i Cavalieri dello Zodiaco e mangiavo Mars e Bounty al cocco. Ogni tanto aprivo la dispensa e fagocitavo un barattolino di Nut Club: anacardi, noccioline e nocciole.
A sedici anni mi hanno regalato lo Scarabeo e un casco rosso. Quello è stato l’anno in cui ho scoperto le Pringles. Classiche, Sour and Cream, Cheddar Cheese, Paprika e Pizza.
Da Blockbuster non noleggiavo film ma compravo i pop corn al cioccolato che cuocevo nel microonde.
Mio padre era sempre in viaggio e quando ritornava da Bruxelles mi portava i cioccolatini ripieni Godiva.
Al liceo i miei compagni mi guardavano e si parlavano nelle orecchie. A volte mi cantavano quella canzone di De Gregori che fa
“ …e senza fame e senza sete
e senza ali e senza rete
voleremo via
così la donna cannone
quell'enorme mistero volò…”
E mi salivano le lacrime agli occhi perché quella musica, quelle parole, mi piacevano, ma non su di me. Allora fingevo di ridere, di divertirmi a sentire i loro cori di scherno. E sorridevo come se non mi importasse, come se quella musica fosse l’inno di un’amicizia che da loro non ho avuto mai. Il giorno dopo li ricoprivo di caramelle, gli stronzi, per farli sentire in colpa almeno un po’ e illudermi di essere parte di qualcosa, per un attimo.
Domani è il mio compleanno, faccio ventitré anni. Mio padre mi ha chiesto Cosa vuoi che ti regali?  
Forse gli chiederò una Smart.
Una piccola Smart nella quale richiudermi e sentirmi piccola anch’io. Dentro la Smart sembriamo tutti più piccoli, anche chi pesa ottantatré chili.
Forse dentro la Smart  correrei via leggera e potrei sperare che un Icaro qualunque perda la rotta e mi insegua in un battito d’ali. Allora sì che gli canterei
“…e con le mani amore
per le mani ti prenderò
e senza dire parole
nel mio cuore ti porterò
e non avrò paura
se non sarò bella come vuoi tu
e voleremo in cielo
in carne ed ossa
non torneremo più…”
Chissà se qualcuno mai si toglierà le ali per me. Chissà se riuscirò a volare.

Che macchina stronza.

Non ho mai visto una di ottantatré chili guidare una Smart.


Ogni riferimento allo spot Smart "Icaro" è voluto.

postato da: Pubblivora alle ore marzo 27, 2007 02:14 | link | commenti (37)
categorie: facciamoci del male
giovedì, 22 marzo 2007

ULTIME DA ZELDA ZETA 

Zelda Zeta
Dopo Milano, oggi si va fuori porta:  i Zelda Zeta presentano Voice Center a Varese, a partire dalle 21.30, nella Cooperativa Sancho Panza di via De Cristoforis 5.

Intervengono Catia Spagnolo e Marco Casa.

Per qualsiasi notizia, passata, presente e futura su Voice, basta una manciata di Polvere di Zelda (colonna di destra, in basso).
postato da: Pubblivora alle ore marzo 22, 2007 13:43 | link | commenti (4)
categorie: zeldazeta
giovedì, 15 marzo 2007

FANTAGENZIA PARACOOL ― SI VIVE SOLO DUE VOLTE



Le sette di un lunedì sera. Studio della dottoressa Sella. Davanti a lei, Paracelso, account supervisor della Fantagenzia Paracool
.

“Ieri sono rientrato dopo tre settimane di corso a New York. Ė stato faticoso, ma almeno ho staccato dal solito tran tran asfissiante d’agenzia. La sera stessa sono andato dalla mia ragazza, sa, avevo tanta voglia di vederla. Mi ha preparato le linguine coi gamberi che mi piacciono tanto, poi abbiamo fatto l’amore e dopo, mentre fumava una Fortuna blu e programmava la radiosveglia sul cellulare, ha detto che secondo lei dovremmo andare a vivere insieme.
A vivere insieme.
Dottoressa, lei sa che io e Margherita ci frequentiamo da qualche anno, fin’ora tutto bene, lei non è un tipo possessivo, è indipendente e ha una serie di interessi personali che, diciamolo, la rendono ancora più desiderabile. Si veste da dio, Prada, Ralph Lauren e simili, è tecnologicamente avanzata, col suo Blackberry, la sua tv al plasma, il suo bilocale, regno di domotica.
Però questa cosa della convivenza, ecco, io non so, sono reduce da un matrimonio fallito che ha rovinato i primi cinque anni della mia trentina e… ora, lei capisce, non vorrei ricadere nel sacro vincolo e chissà, morire una seconda volta. Stanotte, poi, ho fatto un sogno terribile.”
“Che sogno?”
“Stavo sul baratro di un canyon. Ha presente Willie Coyote?”
La dottoressa Sella sorride. “Vada avanti.”
“Stavo sul baratro di un canyon con un tizio mai visto che pretendeva mi buttassi giù con lui. Non ricordo cosa diceva, ma parlava, parlava tanto, anche se io sentivo solo un brusio.
Mi sono sporto dal ciglio del canyon e ho visto un fiume in piena, qualcosa di molto poco rassicurante ma al di là di questo, non capivo perché avrei dovuto buttarmi. Tanto più che soffro di vertigini, lei lo sa. La cosa strana è che non chiedevo al tizio il perché della sua folle richiesta, semplicemente non mi buttavo. Finché lui mi infila in testa un caschetto arancione , mi spinge oltre il ciglio e salta con me. Lei ha mai fatto bungee jumping, dottoressa?”
“E lei?”
“Nemmeno. E mai lo farò. Mentre cadevo nel baratro del canyon mi sembrava che quegli attimi fossero senza fine, urlavo, urlavo e mi creda,  ho provato ad allargare le braccia, come per volare, opporre resistenza, ma, si sa, la legge di gravità non perdona nemmeno in sogno.”
“…”
“Insomma, mi preparo all’impatto con l’acqua e invece di cadere nel fiume finiamo su un canotto.
Ha presente uno di quei canotti arancioni da rafting? Ecco, quello, con tanto di rapide incluse in puro canadian style. Mi sembrava di stare in un film di zero zero sette, solo che io non ero James Bond , non avevo una pistola per uccidere l’imbecille che mi accompagnava, né tantomeno una figa che mi distraesse dalla situazione paradossale. Intanto il tizio imbecille sorrideva con fare irritante e saputo. Come se non bastasse, mentre le rapide sbatacchiano il canotto, dalla mia valigetta esce il brief consegnatomi oggi dalla Del Prado per il prossimo spot sulle collezioni di baffi famosi. Questo mi ricorda che:
1)    
non so proprio con che faccia mi presenterò giù dai creativi per parlargliene
2)    
le mie giornate in agenzia sono fatte di dieci ore lavorative ma me ne servirebbero venti
3)    
ho lasciato aperta la finestra del mio ufficio con i lay out della presentazione Chocoloco Chippa Chups  sulla scrivania e le previsioni del tempo davano nuvoloso al nord con forti precipitazioni.
Distratto da questi pensieri, mi accorgo in ritardo che lo scenario è cambiato. Lo capisco perché per poco non vengo travolto da un bufalo incazzato che poi scopro essere un toro. Un’ esperienza adrenalinica che mi mancava dai tempi della feria di San Fermin, a Pamplona quando avevo vent’anni. Solo che nel sogno
eravamo in un’arena con pubblico urlante,
non avevo certo scelto di andarci,
non avevo bevuto quel tanto di sangria necessaria a rendermi irresponsabile
non ero con Lorenzo e Paolo, cari amici dell’università, ma con un emerito sconosciuto, per di più idiota.
E non creda che sia finita.”
“Ah no?”
“No. Mentre cerco di evitare che lo zoccolo anteriore destro di uno splendido esemplare di toro bravo di Lidia mi spappoli il braccio, vedo il tizio che mi fa strani cenni e sparisce in una buca. Un riparo, finalmente!
Mi ci tuffo dentro e, non so come, un secondo dopo sbuchiamo nel mezzo del bush australiano inseguiti da un’orda di canguri impazziti mentre il tizio imbecille che mi accompagna sembra divertirsi un mondo, corre e parla, lui, e io lo seguo perché non mi resta altro da fare. A quel punto realizzo che, come me, anche lui ha la cravatta ma è vestito da donna. Il che significa che ha saltato il canyon in gonna e cravatta, cavalcato le rapide in gonna e cravatta , schivato tori e canguri in gonna e cravatta. E io dietro, come un coglione. Come se non bastasse, prima che possa dire no, mi trovo a perforare la terra come una talpa al seguito di questo idiota abbigliato da stronzo, finché sbuchiamo davanti alla torre di Pisa dove ci accolgono una ragazzotta con grembiule, birra in mano e treccine in testa e un tizio  con gonnellino scozzese  e cornamusa. 
Mi sveglio, la maglietta zuppa di sudore e il letto talmente umido e sottosopra che sembra  sia passato lo tsunami.”

“Che tipo è la sua ragazza? Parsimoniosa?”
“Mmm. Non proprio.”
“E oltre a chiederle di andare a vivere insieme, per caso le ha proposto di aprire Conto Arancio?”

postato da: Pubblivora alle ore marzo 15, 2007 15:34 | link | commenti (16)
categorie: facciamoci del male, fantagenzia paracool