NO REGRETS


Faustocopy fissa il foglio elettronico come volesse ipnotizzarlo.
Nulla, nella sua mente il vuoto assoluto e domani deve consegnare i claim della campagna. Il fatto è che non riesce a isolarsi dal brusio di fondo dell’openspace, alle sue orecchie arrivano parole come mood, gap, brainstorming, strategy.
No, non lavora a Londra, non vive a New York e neppure a Los Angeles, è a Milano, Italia, ma la sua agenzia è una specie di consolato anglofilo dove per sentirti parte dell’ingranaggio devi vomitare parole cool a raffica, tatatatatà, tatatatatà.
Dallo gola gli sale un soffio acido che gli provoca nausea immediata, ormai va così da qualche tempo. Porta d’istinto una mano allo stomaco, eppure anche stamattina ha preso solo un caffè e una mela, ha appena ritirato i risultati del check up completo al centro diagnostico ed il suo colesterolo è a posto, glucosio potassio e cloruro sono nei parametri mentre i globuli rossi e quelli bianchi convivono in santa pace. Ma lui, in forma non è.
Claim
mood
cool
gap
brainstorming
strategy
forse è colpa loro se non sta bene, il sentire quelle parole espandersi nell’open space e poi rimbalzare nella sua scatola cranica come tante palline da flipper, gli crea una sorta di allergia fisica. Si guarda intorno, Fausto. Ruota il busto di novanta gradi e dietro di lui, sul fondo, vede la stagista-letterina che parla tutta moine con Demiurgo Ferzetti, alias Dart Fenner, direttore creativo della Fantagenzia.
Gli scappa un ghigno da joker e scuote la testa. I soliti leccatori e leccatrici professionisti che mai si esitingueranno, mai mancheranno al mondo perché così è la vita, vero? Si passa tra le dita la boccettina del Lexotan come fosse il bastone di una majorette e si volta ancora: la stagista-letterina sorride al direttore creativo, sembra in preda a una paresi da frizz frame.
E Fausto li sente distintamente, i risolini striduli di lei che partono dopo ogni sillaba pronunciata da Dart.
Venduta, falsa come il tuo sorriso e il tuo sguardo adorante, tu che non sai nemmeno montare un lay out e sei qui da mesi, a fare questo lavoro di cui te ne frega troppo poco per farmi credere di essere onesta. Farlocca! Finta come un brillocco Del Prado!
Fausto stringe il Lexotan tra pollice e indice, ruota ancora il busto indietro di novanta gradi verso i due, sposta l' avambraccio e la mano, stretta intorno alla boccetta, fin oltre l’orecchio, prende la mira e lancia. Il Lexotan parte, proiettile di liquido e vetro, perfora l’aria, supera postazioni e computer. E sbaglia obiettivo.
Si scontra con il mantello nero di Dart Fenner ad altezza spalla e rotola integro al suolo, tra le zeppe dei sandali a schiava della stagista. Dart volta la testa in direzione di Fausto, poi guarda a terra e si piega, raccoglie la boccetta e gli si avvicina a grandi passi. Nella mente di Fausto, la colonna sonora della Morte Nera. Eccolo, Dart Fenner è davanti a lui, ora.
“Che fai, Fausto, giochi?”
“ Mmm nno, è che volevo restituire il Lexotan alla stagista, pensavo l'avrebbe preso al volo e… sai, l’ha dimenticato sul mio tavolo.”
“Ah. Una psicolabile, quindi.” sussurra Dart rigirandosi l’ansiolitico tra le mani. La stagista-letterina è ancora in piedi là in fondo, che ignora. E, solitaria, sorride.
“Ora capisco perché mi fissa sempre con quell’espressione vacua …”, continua Dart lanciandole occhiate da piccione: “Va be’, questo cambia tutto: volevo confermarla il prossimo mese, ma ne cercheremo una nuova, matti qui dentro non ne vogliamo. Noi ci vediamo domani per i claim, Fausto, che la forza sia con te”.
Demiurgo Dart si allontana.
Fausto è in apnea.
Cerca di distrarsi, lo sguardo sul foglio elettronico, ma niente, l’unica cosa che vede davanti a sé, adesso, è il sorriso ebete e fresco della stagista che presto appassirà, amen.
Sente puzza di merda, eppure non ci sono cani né incontinenti nei paraggi, questa volta è proprio lui. Si fa schifo, è un bastardo sega-stagisti, vergogna.
“Ciao Fausto, come stai?”
È lei, la stagista-letterina. Non hai nemmeno il coraggio di guardarla, Fausto, ammettilo, ti senti più verme di una tenia, viscido come un alligatore del Mississipi.
“Ciao, dimmi”, le rispondi con un filo di voce, gli occhi incollati al foglio elettronico dove hai appena digitato dei caratteri a caso, del genere lkzjlzdjfsjfsjfpdfo9hhugskjas.
“I need an advice, Fausty: domani è il mio birthday e faccio un private party al Millennium Falcon, il lounge bar preferito di Dart Fenner. Volevo invitarlo, che faccio? Gli forwardo l'invito o glielo dico face to face?”
Fausto la fissa. Muto.
Come per incanto, l’ossigeno torna in circolo, l’odore di merda scompare. Le di lui labbra si aprono: “ Di persona. Diglielo di persona”, le fa.
Si volta verso il monitor, la mente sgombra, il cuore che sa di piuma. E un sorriso alla sua coscienza.
Cheese, Fausto, cheese.
Brano musicale da abbinare alla lettura : You know my name, Chris Cornell, colonna sonora 007 Casinò Royale
ZELDA A TORINO





Lunedì 14 maggio alla Fiera del Libro di Torino, Zelda Zeta con Marco Casa presenteranno Voice Center.
18.30, Caffè Letterario.
LA VERSIONE DI LILIA
ovvero Lettera di congedo da un feticcio seconda parte

Caro Dart,
Ho letto la tua lettera in un momento topico della mia giornata: la manicure.
Quello che hai scritto mi coglie impreparata e mi lusinga, nel senso che non ho mai pensato ci fosse una storia tra noi. Infatti non ho mai parlato di te a Mario e Ulrico, i due ragazzi coi quali gestisco un rapporto di bigamia consapevole da otto mesi (anche perché, raccontare di un cinquantenne che si crede Dart Fenner e va in giro ansimando munito di mantello, credimi, è divertente ma non è facile).
In ogni caso, non preoccuparti per la scorta di Ventolin che hai lasciato a casa mia, l’ho consegnata stamattina alla tua portinaia.
Ps. Sono allergica alle jacaranda.
Ps2. Mi chiamo Leila, non Lilia.