ANCORA, ZELDA





Venerdì 6 luglio, presso il Circolo "Arte e Cucina" di Carnago,
il collettivo Zelda Zeta parlerà di Voice Center con la giornalista di Varese News Stefania Radman che intervisterà anche Valentina Maran, autrice della raccolta di racconti "L'uomo che mi lava".
Programma: ore 19.30, aperitivo con gli autori; ore 20.45 conversazione con gli autori e Stefania Radman
Circolo "Arte e Cucina"
Via Vittorio Veneto, 9
Carnago (Varese)
RICONOSCERSI A PELLE
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Le otto passate di una mattinata afosa.
L’art director Angelo, detto Angel Art, inizia la sua lotta mattutina contro il tempo. Scende i gradini della metropolitana rossa milanese quattro a quattro ed eccola che arriva, la maledetta, la sente ansimare ancor prima di aver superato la barriera delle macchine timbratirici, la sente sbuffare arrogante e frettolosa. Aspettami!, vorrebbe gridarle mentre corre sul pavimento di linoleum scuro e si scapicolla giù per le scale in uno slalom tra la folla in contromano.
Entrare, deve entrare nel vagone, alle otto e mezza ha la presentazione interna per la crema contro i brufoli e Demiurgo Dart Fenner, il suo direttore creativo, non ammette ritardi, anche perchè lui è il primo ad arrivare puntuale.
Ce la può fare, le porte sono ancora aperte, la gente, in fila ai lati, aspetta di salire, sembra quasi educata. E stamattina essere lì non è poi tanto male, c’è un aria di fresco intorno, è strano ma sembra ci sia più ossigeno. Fresco? Lo sguardo di Angelo si ferma sulla superficie esterna dei vagoni. Sorride. Li hanno vestiti di nuovo. Sembrano usciti da una foresta pluviale. Ricoperti di una pellicola che riproduce fogliame verde, sono i testimonial su rotaie del deodorante Roberts.
Angelo li fissa ancora mentre si avvicina alla porta. Che siano loro a illuderlo sulla questione ossigeno? Tutto quel verde scuro nell’antro mefitico della metropolitana alle otto di mattina può indurci a sentire brezze inesistenti?
Mentre varca la soglia del vagone,la sua sensazione viene squagliata in un attimo dal vapore bollente che risale dalle rotaie. Ed è subito inferno.
Ebbene, sì, è finito in un convoglio pre-cambriano, il prototipo del vagone medio meneghino: qui l’aria condizionata è futuro che mai verrà. In momenti come questi il potere suggestivo dell’advertising lo manda in bestia.
Gira la testa verso destra e urta contro la punta del naso di un signore sui cinquantacinque, coperta di pustole rosa shocking. Dio, la presentazione della crema contro i brufoli, sono in ritardo, cazzo!, pensa tormentandosi la guancia con l'indice.
Intanto il suo corpo avverte il contatto della pelle appiccicosa intorno a lui. Mai come ora vorrebbe avere un raffreddore potente che gli occludesse le narici per sempre. Darebbe qualsiasi cosa per non sentire. Invece un pout pourry di aromi si espande sguaiato.
Il signore con le pustole rosa shocking emana odore di disinfettante e questo lo rincuora. Ma l’alito della ragazza bionda alla sua destra sembra solido e lo riporta in cucina da sua nonna quando tritava l’aglio per fare il pesto. Ah, la memoria olfattiva… ma a che cazzo sta pensando? Qui è uno schifo, altro che ricordi di proustiana memoria, si è rimbecillito? Non è il momento di riflettere, il suo naso non perdona, adesso sente odore di cumino raffermo. Deve essere il signore pelato di fronte, che ostenta un alone sotto la manica, no ecco, stia fermo, non muova le braccia così, la scongiuro. Si criogenizzi secula seculorum, si blocchi in frizz frame, per favore. Niente.
La metropolitana sbanda e frena all’improvviso, tutti urtano tutti, sensazione gradevole in inverno, specie se la tua pelle confina con quella di ragazze carine. Invece adesso è estate e di fianco a lui c’è un tizio con le pustole che pare la sala d’aspetto di un pronto soccorso, una biondina che emana aglio e un uomo pelato che sembra appena uscito da una cesta di felafel. Alza lo sguardo alle pareti tappezzate di cartelloni Roberts: “riconoscersi a pelle”, dicono. Vero. Adesso, per esempio, riconosce un odore di ragù stantio fine ottocento. Eccolà lì, la signora over ottantacinque con il trucco già ridotto a una tavolozza di acquarelli. E la domanda affiora immediata, Angelo vorrebbe urlarla a tutti lì in mezzo, su quel vagone caldo e stipato della linea rossa: sono le otto di mattina, cristo, come fate a puzzare così presto? Che sarà di voi alle sette di sera? Viene punito per averlo solo pensato: un soffio di insalata marcia mista a letame vaccino e latte caprino gli stordisce le narici e gli impone di respirare solo con la bocca. Chi è il bastardo, chi è? La testa di Angelo si volta furiosa a caccia del colpevole. C’era da scommetterci. Un quindicenne in piena crisi ormonale con addosso una maglietta degli Iron Maiden che non vede una lavatrice dal millenovecentottantuno, anno di uscita dell’album Killers. Angelo lo fissa con odio: a quest’ora non dovresti già essere in classe, tu?
Intorno a lui la temperatura sale e nessuno scende. Perché nessuno scende? Quante fermate mancano? Tante, troppe.
Scuote la testa e gli viene da ridere. Poi chiude gli occhi, non deve sforzarsi nemmeno molto. Riesce a isolare ogni singolo odore che viaggia libero per il vagone, li riconosce a pelle. Il signor Cumino e don Alcol Denaturato, sua altezza Letame di Giumenta e mister Sapone al muschio.
Un momento, chi profuma di muschio?
I bulbi oculari di Angelo ruotano increduli alla ricerca della fonte, il suo collo si allunga e si torce. Poi, un ringhio proveniente dal basso a destra. Angelo si volta. Un barboncino bianco lo fissa infastidito, qualcuno gli ha pestato una zampa.
“Lo scusi ma è un po' agitato, gli ho appena fatto il bagno e non ama essere lavato.” La signora ottancinquenne col trucco miscelato dal caldo sorride. Si china sul cane e lo prende in braccio.
Angelo lo guarda, le orecchie vaporose e bianche. Sanno di sapone al muschio.


