C’ERANO UNA VOLTA ROCCO SIFFREDI E LA PATATA: CRONACA SEMISERIA DI UNA FAVOLA PUBBLITRASH
(dedicato a chi si fa il culo nelle Agenzie di Pubblicità. Perchè si sa, a volte la colpa non è solo loro)
C'era una volta il tempo in cui si rideva con poco: bastavano quattro titoli di film porno che facevano il verso a pellicole di altro genere come Guerre Inguinali, Dentro la novizia, Quattro matrimoni e un baccanale, Il Signore dei bordelli, Dik Tracy e via discorrendo.
Per fortuna che a tenere alto il morale e lo stile delle nostre meste giornate sono arrivati ancora una volta quegli allegroni di Amica Chips in compagnia di niente po'po' di meno che Rocco Siffredi.
Ma cosa c’è dietro una campagna così pregna di metafore, mirabilmente sintetizzate dal pay off "A chi piace la patata"?
Pare che in un' agenzia di pubblicità i ruoli siano molti e vari. Tra i tanti, ci sono i copywriter e gli art director (per semplificare:i due creativi che insieme si inventano le campagne) e ci sono gli account (per semplificare:quelli che gestiscono il contatto diretto col cliente e quindi con gli altri reparti dell'agenzia di pubblicità, creativi inclusi).
A me piace pensare che, con questo spot della patata, le cose siano andate più o meno così.
L’agenzia, nella persona dell’account, colui che tra le sue mansioni, svolge anche quella di passare i brief del cliente ai creativi, va dal Signore delle Patatine (quello che in azienda ha la facoltà di decidere) per parlare della nuova campagna tv. Ve la faccio breve sennò stiamo qui due settimane.
Signore delle Patatine : “Vogliamo una campagna tv che spacchi il culo ai passeri.”
Account: “Sì certo. Dobbiamo pubblicizzare un prodotto nuovo?”
Signore delle Patatine” EH?”
Account: “No, dico, c’è un nuovo prodotto in lancio su cui basare la strategia di comunicazione? Forse nuovi benefit?
Signore delle Patatine: “EH?”
Account: “ Ho capito. E perchè non rivedere un po' il concetto della vostra ultima campagna, 'la patata tira'? Potremmo proporle una serie di concept creativi che diano una svolta..."
Signore delle Patatine: “Svolta? Ma quale svolta? Il doppio senso vende da dio, lo sapete meglio di me, non fate i fighetti che vogliono giocare agli artisti, qui bisogna vendere, chiaro? Trovatemi un'idea che tiri e basta. Voglio la patata, voglio la gnocca. E voglio delle proposte sul mio tavolo tra due giorni. La saluto, che devo andare a fare un test su un nuovo snack sessocentrico a forma di obelisco.”
Account: “Ma…”
Signore delle Patatine: “Shh, basta, cuccia lì. Porti i miei omaggi al vostro Amministratore Delegato, grazie arrivederci e chiuda la porta.”
L’account esce. Respira. Macchè, respiro corto. Prova a inspirare profondamente. Cerca di ricordarsi quello che gli avevano insegnato al corso di yoga olistico per contrastare gli attacchi d’ansia e i travasi di bile. Niente, tabula rasa, tanto più che i bastoncini di incenso a portata di mano non li ha. Mentre guida alla volta dell’agenzia incazzato come un coguaro, si ricorda la massima non scritta che il capo supremo (il suo Amm. Del., al quale porterà gli omaggi del cliente) gli ha metacomunicato più volte con lo sguardo (e non solo): 'il Cliente (la c maiuscola non è casuale) ha sempre ragione, soprattutto se ci paga un botto di soldi'. La macchina romba peggio di una Ferrari con la marmitta sfondata ma è solo una Fiat Stilo familiare. Ingrana la quarta. La quinta. Nel cuore, pessimismo e fastidio. In testa, solo un concetto: la patata deve continuare a tirare, non ci sono cazzi.
Arriva in Agenzia alle cinque del pomeriggio. Sale al reparto dei creativi, in mano un cabaret di paste di Cova largo un metro per due, che gli è costato metà stipendio. Copywriter e art, i due predestinati alla creazione dello spot Amica Chips, lo vedono arrivare con passo da bersagliere e sorriso stampato in faccia, modello Binaca ai tempi d’oro.
L’art, che è giovane del mestiere e non ha ancora capito i metamessaggi del settore, pensa sia il compleanno di qualcuno e comincia a rappare happy birthday to you.
Il copy ,che invece è lì da un quinquennio buono, apre il cassetto della scrivania, tira fuori un boccettino di Lexotan e si fa un goccetto.
Account: “Ciao ragazzi, come va?”
Copy: “Sei stato da quelli delle patatine?”
Account:” Sì. Volevo appunto parlarvene davanti a qualche pastarella…”
Copy: “Il brief dov’è?”
Account:” Ecco, volevo appunto parlarvi anche di questo.”
Art: “Ma la campagna è su un nuovo prodotto? Abbiamo almeno dieci giorni per pensarci? L’hanno chiuso il capitolo con quella troiata de 'la patata tira'?”
E qui l’account apre il cabaret immenso, si ficca in bocca una diplomatica per vedere se, almeno lei, possa dargli una mano a recuperare l’aplomb e a vendere la cosa come una big opportunity per i due ragazzi. Ma non ce la fa. Scoppia in lacrime. Il copy scuote la testa e gli allunga la boccettina di Lexotan. L’art, ancora preso dal fuoco sacro del duro e puro, si incazza.
Dopo due ore e mezza, i tre hanno svuotato l’intero cabaret di paste. L’account sta infilandosi in bocca l’ultimo cannolo siciliano quando il copy alza la testa e dice: “Vabbè ragazzi, io mi sono rotto, me ne vado a casa a vedermi un pornazzo.” “Aspetta” fa l’art “vengo anch’io, chissà che non ci venga l’ispirazione ah ah.”
“Sì, fategliela vedere a quei minchioni!"rincara l’account ubriaco di cannoli, “ che gli montiamo su un preventivo da cardiopalma e gli facciamo girare lo spot alle Galapagos ah ah!”
"Io preferirei l'Argentina, lì si che è pieno di patata, uh uh!", chiosa l'art in delirio da babà al rum.
Fu così che nacque lo spot e vissero tutti felici e contenti.*
*Le cose qui sopra raccontate sono di pura fantasia dell’autrice. Ogni riferimento a fatti o persone reali, è puramente casuale.
