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L'Uomo Del Monte ha smesso di dire sì

chi sono

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Di certo, comprare una raccolta Del Prado non mi aiuterà a capirlo.
Niccolò Ammaniti, Arturo Bandini, Bret Easton Ellis, Kafka, Chuk Palahniuk, Calvino,
Don De Lillo, Hemingway, Amelie Nothomb, Buzzati, Stefano Benni, l' Aleph, Nick Hornby, Salinger, Il bar sotto il mare, Pasolini, Fango, Fitzgerald e Zelda, Un bacio al mondo, L'Odissea, Lamento di Portnoy, Radiguet, Giovanni Drogo, Carver, Houellebecq, Graham Green, Eduardo Mendoza,
l' Edipo Re, Superwoobinda,
John Fante, forse sì.

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martedì, 03 luglio 2007

RICONOSCERSI A PELLE

 

Le otto passate di una mattinata afosa.

L’art director Angelo, detto Angel Art, inizia la sua lotta mattutina contro il tempo. Scende i gradini della metropolitana rossa milanese quattro a quattro ed eccola che arriva, la maledetta, la sente ansimare ancor prima di aver superato la barriera delle macchine timbratirici, la sente sbuffare arrogante e frettolosa. Aspettami!, vorrebbe gridarle mentre corre sul pavimento di linoleum scuro e si scapicolla giù per le scale in uno slalom tra la folla in contromano.

Entrare, deve entrare nel vagone, alle otto e mezza ha la presentazione interna per la crema contro i brufoli e Demiurgo Dart Fenner, il suo direttore creativo, non ammette ritardi, anche perchè  lui è il primo ad arrivare puntuale.

Ce la può fare, le porte sono ancora aperte, la gente, in fila ai lati, aspetta di salire, sembra quasi educata. E stamattina essere lì non è poi tanto male, c’è un aria di fresco intorno, è strano ma sembra ci sia più ossigeno. Fresco? Lo sguardo di Angelo si ferma sulla superficie esterna dei vagoni. Sorride. Li hanno vestiti di nuovo. Sembrano usciti da una foresta pluviale. Ricoperti di una pellicola che riproduce fogliame verde, sono i testimonial su rotaie del deodorante Roberts.

Angelo li fissa ancora mentre si avvicina alla porta. Che siano loro a illuderlo sulla questione ossigeno? Tutto quel verde scuro nell’antro mefitico della metropolitana alle otto di mattina può indurci a sentire brezze inesistenti?

Mentre varca la soglia del vagone,la sua sensazione viene squagliata in un attimo dal vapore bollente che risale dalle rotaie. Ed è subito inferno.

Ebbene, sì, è finito in un convoglio pre-cambriano, il prototipo del vagone medio meneghino: qui l’aria condizionata è futuro che mai verrà. In momenti come questi il potere suggestivo dell’advertising lo manda in bestia.

Gira la testa verso destra e urta contro la punta del naso di un signore sui cinquantacinque, coperta di pustole rosa shocking. Dio, la presentazione della crema contro i brufoli, sono in ritardo, cazzo!, pensa tormentandosi la guancia con l'indice.
Intanto il suo corpo avverte il contatto della pelle appiccicosa intorno a lui. Mai come ora vorrebbe avere un raffreddore potente che gli occludesse le narici per sempre. Darebbe qualsiasi cosa per non sentire. Invece un pout pourry di aromi si espande sguaiato.
Il signore con le pustole rosa shocking emana odore di disinfettante e questo lo rincuora. Ma l’alito della ragazza bionda alla sua destra sembra solido e lo riporta in cucina da sua nonna quando tritava l’aglio per fare il pesto. Ah, la memoria olfattiva… ma a che cazzo sta pensando? Qui è uno schifo, altro che ricordi di proustiana memoria, si è rimbecillito? Non è il momento di riflettere, il suo naso non perdona, adesso sente odore di cumino raffermo. Deve essere il signore pelato di fronte, che ostenta un alone sotto la manica, no ecco, stia fermo, non muova le braccia così, la scongiuro. Si criogenizzi secula seculorum, si blocchi in frizz frame, per favore. Niente.

La metropolitana sbanda e frena all’improvviso, tutti urtano tutti, sensazione gradevole in inverno, specie se la tua pelle confina con quella di ragazze carine. Invece adesso è estate e di fianco a lui c’è un tizio con le pustole che pare la sala d’aspetto di un pronto soccorso, una biondina che emana aglio e un uomo pelato che sembra appena uscito da una cesta di felafel. Alza lo sguardo alle pareti tappezzate di cartelloni Roberts: “riconoscersi a pelle”, dicono. Vero. Adesso, per esempio, riconosce un odore di ragù stantio fine ottocento. Eccolà lì, la signora over ottantacinque con il trucco già ridotto a una tavolozza di acquarelli. E la domanda affiora immediata, Angelo vorrebbe urlarla a tutti lì in mezzo, su quel vagone caldo e stipato della linea rossa: sono le otto di mattina, cristo, come fate a puzzare così presto? Che sarà di voi alle sette di sera? Viene punito per averlo solo pensato: un soffio di insalata marcia mista a letame vaccino e latte caprino gli stordisce le narici e gli impone di respirare solo con la bocca. Chi è il bastardo, chi è? La testa di Angelo si volta furiosa a caccia del colpevole. C’era da scommetterci. Un quindicenne in piena crisi ormonale con addosso una maglietta degli Iron Maiden che non vede una lavatrice dal millenovecentottantuno, anno di uscita dell’album Killers. Angelo lo fissa con odio: a quest’ora non dovresti già essere in classe, tu?

Intorno a lui la temperatura sale e nessuno scende. Perché nessuno scende? Quante fermate mancano? Tante, troppe.

Scuote la testa e gli viene da ridere. Poi chiude gli occhi, non deve sforzarsi nemmeno molto. Riesce a isolare ogni singolo odore che viaggia libero per il vagone,  li riconosce a pelle. Il signor Cumino e don Alcol Denaturato, sua altezza Letame di Giumenta  e mister Sapone al muschio.

Un momento, chi profuma di muschio?

I  bulbi oculari di Angelo ruotano increduli alla ricerca della fonte, il suo collo si allunga e si torce. Poi, un ringhio proveniente dal basso a destra. Angelo si volta. Un barboncino bianco lo fissa infastidito, qualcuno gli ha pestato una zampa.

“Lo scusi ma è un po' agitato, gli ho appena fatto il bagno e non ama essere lavato.” La signora ottancinquenne col trucco miscelato dal caldo sorride. Si china sul cane e lo prende in braccio.

Angelo lo guarda, le orecchie vaporose e bianche. Sanno di sapone al muschio.

postato da: Pubblivora alle ore luglio 03, 2007 12:24 | link | commenti (14)
categorie: fantagenzia paracool
mercoledì, 23 maggio 2007

NO REGRETS

 

 

Faustocopy fissa il foglio elettronico come volesse ipnotizzarlo.
Nulla, nella sua mente il vuoto assoluto e domani deve consegnare i claim della campagna. Il fatto è che non riesce a isolarsi dal brusio di fondo dell’openspace, alle sue orecchie arrivano parole come mood, gap, brainstorming, strategy.
No, non lavora a Londra, non vive a New York e neppure a Los Angeles, è a Milano, Italia, ma la sua agenzia è una specie di consolato anglofilo dove per sentirti parte dell’ingranaggio devi vomitare parole cool a raffica, tatatatatà, tatatatatà.
Dallo gola gli sale un soffio acido che gli provoca nausea immediata, ormai va così da qualche tempo. Porta d’istinto una mano allo stomaco, eppure anche stamattina ha preso solo un caffè e una mela, ha appena ritirato i risultati del check up completo al centro diagnostico ed il suo colesterolo è a posto, glucosio potassio e cloruro sono nei parametri mentre i globuli rossi e quelli bianchi convivono in santa  pace. Ma lui, in forma non è.

Claim

mood

cool

gap

brainstorming

strategy
forse è colpa loro se non sta bene, il sentire quelle parole espandersi nell’open space e poi rimbalzare nella sua scatola cranica come tante palline da flipper,  gli crea una sorta di allergia fisica. Si guarda intorno, Fausto.  Ruota il busto di novanta gradi e dietro di lui, sul fondo, vede la stagista-letterina che parla tutta moine con Demiurgo Ferzetti, alias Dart Fenner, direttore creativo della Fantagenzia.
Gli scappa un ghigno da joker e scuote la testa. I soliti leccatori e leccatrici professionisti che mai si esitingueranno, mai mancheranno al mondo perché così è la vita, vero? Si passa tra le dita la boccettina del Lexotan come fosse il bastone di una majorette e si volta ancora: la stagista-letterina sorride al direttore creativo, sembra in preda a una paresi da frizz frame.
E Fausto li sente distintamente, i risolini striduli di lei che partono dopo ogni sillaba pronunciata da Dart.
Venduta, falsa come il tuo sorriso e il tuo sguardo adorante, tu che non sai nemmeno montare un lay out e sei qui da mesi, a fare questo lavoro di cui te ne frega troppo poco per farmi credere di essere onesta. Farlocca! Finta come un brillocco Del Prado!
Fausto stringe il Lexotan tra pollice e indice, ruota ancora il busto indietro di novanta gradi verso i due, sposta l' avambraccio e la mano, stretta intorno alla boccetta, fin oltre l’orecchio, prende la mira e lancia. Il Lexotan parte,  proiettile di liquido e vetro, perfora l’aria, supera postazioni e computer. E sbaglia obiettivo.

Si scontra con il mantello nero di Dart Fenner ad altezza spalla e rotola integro al suolo, tra le zeppe dei sandali a schiava della stagista. Dart volta la testa in direzione di Fausto, poi guarda a terra e si piega, raccoglie la boccetta e gli si avvicina a grandi passi. Nella mente di Fausto, la colonna sonora della Morte Nera. Eccolo,  Dart Fenner è davanti a lui, ora.

“Che fai, Fausto, giochi?”

“ Mmm nno, è che volevo restituire il Lexotan alla stagista, pensavo l'avrebbe preso al volo e… sai, l’ha dimenticato sul mio tavolo.”

“Ah. Una psicolabile, quindi.” sussurra Dart rigirandosi l’ansiolitico tra le mani. La stagista-letterina è ancora in piedi là in fondo, che ignora. E, solitaria, sorride.
“Ora capisco perché mi fissa sempre con quell’espressione vacua …”, continua Dart lanciandole occhiate da piccione: “Va be’, questo cambia tutto: volevo confermarla il prossimo mese, ma ne cercheremo una nuova, matti qui dentro non ne vogliamo. Noi ci vediamo domani per i claim, Fausto, che la forza sia con te”.

Demiurgo Dart si allontana.
Fausto è in apnea.

Cerca di distrarsi, lo sguardo sul foglio elettronico, ma niente, l’unica cosa che vede davanti a sé,  adesso, è il sorriso ebete e fresco della stagista che presto appassirà, amen.

Sente puzza di merda, eppure non ci sono cani né incontinenti nei paraggi, questa volta è proprio lui. Si fa schifo, è un bastardo sega-stagisti, vergogna.

“Ciao Fausto, come stai?”

È lei, la stagista-letterina. Non hai nemmeno il coraggio di guardarla, Fausto, ammettilo, ti senti più verme di una tenia, viscido come un alligatore del Mississipi.

“Ciao, dimmi”, le rispondi con un filo di voce, gli occhi incollati al foglio elettronico dove hai appena digitato dei caratteri a caso, del genere lkzjlzdjfsjfsjfpdfo9hhugskjas.

“I need an advice, Fausty: domani è il mio birthday e faccio un private party al Millennium Falcon, il lounge bar preferito di Dart Fenner. Volevo invitarlo, che faccio? Gli forwardo l'invito o glielo dico face to face?”
Fausto la fissa. Muto.

Come per incanto, l’ossigeno torna in circolo, l’odore di merda scompare. Le di lui labbra si aprono: “ Di persona. Diglielo di persona”, le fa.
Si volta verso il monitor, la mente sgombra, il cuore che sa di piuma. E un sorriso alla sua coscienza.
Cheese, Fausto, cheese.


Brano musicale da abbinare alla lettura : You know my name,  Chris Cornell, colonna sonora 007 Casinò Royale

postato da: Pubblivora alle ore maggio 23, 2007 19:43 | link | commenti (20)
categorie: fantagenzia paracool
mercoledì, 02 maggio 2007

LA VERSIONE DI LILIA

ovvero Lettera di congedo da un feticcio seconda parte

 

Caro Dart,

 

Ho letto la tua lettera in un momento topico della mia giornata: la manicure.

Quello che hai scritto mi coglie impreparata e mi lusinga, nel senso che non ho mai pensato ci fosse una storia tra noi. Infatti non ho mai parlato di te a Mario e Ulrico, i due ragazzi coi quali gestisco un rapporto di bigamia consapevole da otto mesi (anche perché, raccontare di un cinquantenne che si crede Dart Fenner e va in giro ansimando munito di mantello, credimi, è divertente ma  non è facile).

In ogni caso, non preoccuparti per la scorta di Ventolin che hai lasciato a casa mia,  l’ho consegnata stamattina alla tua portinaia.

 

Ps. Sono allergica alle jacaranda.

 

Ps2. Mi chiamo Leila, non Lilia.

postato da: Pubblivora alle ore maggio 02, 2007 10:20 | link | commenti (22)
categorie: fantagenzia paracool
giovedì, 26 aprile 2007

LETTERA DI CONGEDO DA UN FETICCIO

Tre settimane fa.

Mezzanotte. La casa di Demiurgo Ferzetti, alias Dart Fenner, è immersa nel silenzio di una notte di aprile. In camera da letto, sua moglie Anna dorme già. Gli pare di sentirla respirare, di vedere il suo seno che, piano, sale e scende, gonfiato dal respiro regolare di chi sogna, inconsapevole. Dart Fenner corruccia la fronte e si gratta le sopracciglia con il dito indice.

Che poi, in realtà, Anna non è sua moglie. Il divorzio pesa ancora su cuore e conto in banca, prima di risposarsi bisogna pensarci un po’. Un po’ tanto. Due o tre ere geologiche possono bastare?

Eppure è come se lo fosse, sua moglie. Non a caso Demiurgo Ferzetti alias Dart Fenner ha un’amante. E come si fa ad avere un’amante se non si ha una moglie? Come si può volere il divorzio se non si è sposati? Come si fa a desiderare di non vivere più con lei se lei, esclusi i fine settimana, non vive con te? Nonostante sia il megadirettore creativo della più grande agenzia di pubblicità internazionale, questo genere di riflessioni gli provocano tachicardia e lo fanno sentire un cranioleso ubriaco.
Oggi è sabato sera, ha raccontato ad Anna che doveva stare in agenzia fino a tardi, sai tesoro, le campagne nuove, la responsabilità. E lei adesso è a casa sua, nella sua camera, nel suo letto, che lo aspetta e dorme con quell’aria da montanara rivestita in via della Spiga (è nata a Bolzano). Non l’ha ancora vista e già si sente soffocare, percepisce il respiro di lei sul collo come un soffio caldo quando l’estate è senza scampo e l’umidità viaggia intorno al novanta per cento e tu sei sudato e non puoi farti nemmeno una doccia perché l’acqua non c’è. Ė finita, lo sa che ormai con Anna è alla fine.

Invece, Lilia…ah, Lilia. Che ineffabile scoperta. Cosa non farebbe con Lilia, cosa non farebbe a Lilia. Lei e i suoi piedi sottili che starebbe a leccare per ore. Mica come quelli palmati di Anna, diciamocelo.

Lilia l’ha conosciuta sul set dello spot Tre. Tutti guardavano quella logolesa di Paris Hilton, lui con quell’organismo monocellulare c’era dovuto uscire anche a cena, ma in realtà, in realtà, sul set, le sue pupille erano incollate al culo della comparsa, così perfetto e rotondo che, quando lei camminava, dondolava come un pendolino ipnotico.  Che bello averti conosciuto, Lilia.

E così era cominciata, con un sorriso alla comparsa, una sventolata di mantello nero Armani e un mazzo di jacaranda rosse, perché le rose le regalano tutti, ma non lui. E poi, la cena, in quel piccolo bistrot francese. Il resto, a seguire. Ah, Lilia.

 

Oggi

Tesoro mio,

faccia a faccia non riesco a dirti tutto quello che vorrei, per questo ti scrivo.

Il fatto è che, passata la scintilla, è finita la magia del momento in cui tutto è senza sbavi. Scusa se sono così diretto, ma ti sono sempre piaciuto per questo, no?

Non guardarmi così, mi pare di vederli, i tuoi occhi. Lo so che non te l’aspettavi ma l’amore è anche questo, imprevedibilità e dolore che ti fottono quando meno te lo aspetti. Resteremo amici, se vorrai, se non ti farà soffrire. Col tempo, lo so, ora è troppo presto.

Il fatto è che, vedi, ormai tra noi la confidenza è totale, non c’è centimetro del tuo corpo che io non abbia percorso, conosco la tua pelle come le pagine di un libro, ricordo alla perfezione il tuo sapore, come una poesia di Dylan Thomas. Ma da quando hai fatto quella pubblicità per la Geox, da quando quello sfigato inenarrabile ti crolla di fronte obnubilato dall’olezzo dei tuoi piedi e delle tue chanel tacco dodici, quando ti vedo, sento puzza tutt'intorno e vorrei svenire. Non riesco più a fare l’amore con una coi piedi così, capisci? Non riesco più a morderli, i tuoi piedi, comprendi?
Ferma, non ti affannare a dirmi che è  tutta una messa in scena, che in realtà i tuoi piedi non hanno mai puzzato, non farlo perché non serve. Per me è la tua immagine, è l'idea che ho di te che non c’è più, per me adesso tu sei così e così ti vedo. Quando si legge un libro, pagina dopo pagina, le parole fomentano fantasia e immaginazione, costruiamo nella nostra testa regni infiniti e situazioni possibili. Ma se il libro diventa film, tutto si circoscrive in confini precisi, la fantasia è prigioniera per sempre e la faccia di Arturo Bandini di Chiedi alla Polvere resterà quella di Colin Farrel, il volto di Patrick Bateman di American Psycho apparterrà in eterno a Cristopher Bale.  I tuoi piedi, saranno per sempre quelli dello spot Geox, Lilia.

Perdonami, che la forza sia con te.

 

Demiurgo-Dart

 

ps: Chi ti ha dato il nome di un acqua minerale , per di più vulcanica?



Brano musicale da abbinare alla lettura : Abitudine, Subsonica
postato da: Pubblivora alle ore aprile 26, 2007 20:36 | link | commenti (16)
categorie: fantagenzia paracool
giovedì, 15 marzo 2007

FANTAGENZIA PARACOOL ― SI VIVE SOLO DUE VOLTE



Le sette di un lunedì sera. Studio della dottoressa Sella. Davanti a lei, Paracelso, account supervisor della Fantagenzia Paracool
.

“Ieri sono rientrato dopo tre settimane di corso a New York. Ė stato faticoso, ma almeno ho staccato dal solito tran tran asfissiante d’agenzia. La sera stessa sono andato dalla mia ragazza, sa, avevo tanta voglia di vederla. Mi ha preparato le linguine coi gamberi che mi piacciono tanto, poi abbiamo fatto l’amore e dopo, mentre fumava una Fortuna blu e programmava la radiosveglia sul cellulare, ha detto che secondo lei dovremmo andare a vivere insieme.
A vivere insieme.
Dottoressa, lei sa che io e Margherita ci frequentiamo da qualche anno, fin’ora tutto bene, lei non è un tipo possessivo, è indipendente e ha una serie di interessi personali che, diciamolo, la rendono ancora più desiderabile. Si veste da dio, Prada, Ralph Lauren e simili, è tecnologicamente avanzata, col suo Blackberry, la sua tv al plasma, il suo bilocale, regno di domotica.
Però questa cosa della convivenza, ecco, io non so, sono reduce da un matrimonio fallito che ha rovinato i primi cinque anni della mia trentina e… ora, lei capisce, non vorrei ricadere nel sacro vincolo e chissà, morire una seconda volta. Stanotte, poi, ho fatto un sogno terribile.”
“Che sogno?”
“Stavo sul baratro di un canyon. Ha presente Willie Coyote?”
La dottoressa Sella sorride. “Vada avanti.”
“Stavo sul baratro di un canyon con un tizio mai visto che pretendeva mi buttassi giù con lui. Non ricordo cosa diceva, ma parlava, parlava tanto, anche se io sentivo solo un brusio.
Mi sono sporto dal ciglio del canyon e ho visto un fiume in piena, qualcosa di molto poco rassicurante ma al di là di questo, non capivo perché avrei dovuto buttarmi. Tanto più che soffro di vertigini, lei lo sa. La cosa strana è che non chiedevo al tizio il perché della sua folle richiesta, semplicemente non mi buttavo. Finché lui mi infila in testa un caschetto arancione , mi spinge oltre il ciglio e salta con me. Lei ha mai fatto bungee jumping, dottoressa?”
“E lei?”
“Nemmeno. E mai lo farò. Mentre cadevo nel baratro del canyon mi sembrava che quegli attimi fossero senza fine, urlavo, urlavo e mi creda,  ho provato ad allargare le braccia, come per volare, opporre resistenza, ma, si sa, la legge di gravità non perdona nemmeno in sogno.”
“…”
“Insomma, mi preparo all’impatto con l’acqua e invece di cadere nel fiume finiamo su un canotto.
Ha presente uno di quei canotti arancioni da rafting? Ecco, quello, con tanto di rapide incluse in puro canadian style. Mi sembrava di stare in un film di zero zero sette, solo che io non ero James Bond , non avevo una pistola per uccidere l’imbecille che mi accompagnava, né tantomeno una figa che mi distraesse dalla situazione paradossale. Intanto il tizio imbecille sorrideva con fare irritante e saputo. Come se non bastasse, mentre le rapide sbatacchiano il canotto, dalla mia valigetta esce il brief consegnatomi oggi dalla Del Prado per il prossimo spot sulle collezioni di baffi famosi. Questo mi ricorda che:
1)    
non so proprio con che faccia mi presenterò giù dai creativi per parlargliene
2)    
le mie giornate in agenzia sono fatte di dieci ore lavorative ma me ne servirebbero venti
3)    
ho lasciato aperta la finestra del mio ufficio con i lay out della presentazione Chocoloco Chippa Chups  sulla scrivania e le previsioni del tempo davano nuvoloso al nord con forti precipitazioni.
Distratto da questi pensieri, mi accorgo in ritardo che lo scenario è cambiato. Lo capisco perché per poco non vengo travolto da un bufalo incazzato che poi scopro essere un toro. Un’ esperienza adrenalinica che mi mancava dai tempi della feria di San Fermin, a Pamplona quando avevo vent’anni. Solo che nel sogno
eravamo in un’arena con pubblico urlante,
non avevo certo scelto di andarci,
non avevo bevuto quel tanto di sangria necessaria a rendermi irresponsabile
non ero con Lorenzo e Paolo, cari amici dell’università, ma con un emerito sconosciuto, per di più idiota.
E non creda che sia finita.”
“Ah no?”
“No. Mentre cerco di evitare che lo zoccolo anteriore destro di uno splendido esemplare di toro bravo di Lidia mi spappoli il braccio, vedo il tizio che mi fa strani cenni e sparisce in una buca. Un riparo, finalmente!
Mi ci tuffo dentro e, non so come, un secondo dopo sbuchiamo nel mezzo del bush australiano inseguiti da un’orda di canguri impazziti mentre il tizio imbecille che mi accompagna sembra divertirsi un mondo, corre e parla, lui, e io lo seguo perché non mi resta altro da fare. A quel punto realizzo che, come me, anche lui ha la cravatta ma è vestito da donna. Il che significa che ha saltato il canyon in gonna e cravatta, cavalcato le rapide in gonna e cravatta , schivato tori e canguri in gonna e cravatta. E io dietro, come un coglione. Come se non bastasse, prima che possa dire no, mi trovo a perforare la terra come una talpa al seguito di questo idiota abbigliato da stronzo, finché sbuchiamo davanti alla torre di Pisa dove ci accolgono una ragazzotta con grembiule, birra in mano e treccine in testa e un tizio  con gonnellino scozzese  e cornamusa. 
Mi sveglio, la maglietta zuppa di sudore e il letto talmente umido e sottosopra che sembra  sia passato lo tsunami.”

“Che tipo è la sua ragazza? Parsimoniosa?”
“Mmm. Non proprio.”
“E oltre a chiederle di andare a vivere insieme, per caso le ha proposto di aprire Conto Arancio?”

postato da: Pubblivora alle ore marzo 15, 2007 15:34 | link | commenti (16)
categorie: facciamoci del male, fantagenzia paracool
mercoledì, 14 febbraio 2007

FANTAGENZIA PARACOOL ― DISINTOSSICARSI



Ci sono giorni in cui AngelArt  ne ha piene le palle di fare l’art director. 
Gli tocca sistemare ventisette impaginazioni e preparare chili di layout in un' ora scarsa mentre Indesign si impalla con costanza e Illustrator non ne vuole sapere.
In quei giorni, Angelo raggiunge livelli di saturazione inaudita e sente il bisogno di disintossicarsi.
Torna a casa sfatto, lancia le scarpe sul pavimento del salotto-camera da letto-cucina-tinello, fa scivolare il giaccone dalle spalle (che cada dove gli pare), accende il televisore, si tuffa sul divano e lì rimane per una buona mezz’ora.
A guardarlo così, gli occhi socchiusi e il respiro regolare, sembra un giovane uomo impegnato in esercizi di respirazione yoga, forse pilates.
Niente di più sbagliato.
Al momento, nel cervello di Angelo, va in onda il Grande Eccidio di Massa dell’Advertising.
Il rumore di sottofondo della tv lo culla, lo stimola.
Eccolo. Si sente a metà tra Ralph Finnes in Strange Days e Uma Thurman in Kill Bill.  Ė il  protagonista di un videogioco che saltabecca di rete in rete, di break in break, come un pirata a caccia di spot indifesi.
In mano, ha un coltello Miracle Blade, quelli che tagliano anche il tungsteno e che si vendono nelle telepromozioni su Telenova. Fa il suo ingresso in un break di Canale Cinque, più precisamente in Casa Barilla, dove trova l'insopportabile mamma del reparto product development che si è inventata i Piccolini per la figlia, nonchè quell’obbrobrio di ragazza il cui fratello ha creato la pasta integrale pensando alla di lei stitichezza.
Angelo tasta la lama del suo Miracle Blade e spicca un balzo stile manga, tanto per incutere un sano terrore. Le signore del clan Barilla lo guardano pietrificate mentre lui dà inizio alla propria vendetta. Dopo averle trafilate al bronzo, le costringe a entrare in  una pentola Bialetti, le mette a bollire sui fornelli della Whirlpool, le porta a cottura e le scola belle al dente. Poi, le offre al Labrador della Scottex, che nonostante sembri sempre il solito cucciolo,  ha ventiquattro anni e l’appetito di Marco Pannella dopo sessanta giorni di sciopero della fame.
Salta nel break di Rete Quattro a dare un’aggiustatina ai disturbati della famiglia Boccasana, che minaccia col Miracle Blade e obbliga a costruire, in un quarto d’ora, il Cutty Sark della Del Prado in scala 1:90.
Poi afferra la fatina nana del Philadelphia, ci spreme su un po’ di dentifricio Blanxx e la usa come spazzolino da denti sciacqua e getta.
Con la lama del  suo Miracle, si cimenta nel'incisione di ideogrammi pre incaici sulla carrozzeria della Fiat Bravo e della Citroen C2.
Non pago, rapisce il bambino ciccione dello spot Svelto e lo sostituisce a Paris Hilton nella pubblicità Tre, dove il ragazzino riesce a mandare in tilt sette cellulari nell’arco di due minuti e ad addentare il polpaccio del benzinaio. Dal canto suo, Paris Hilton viene parcheggiata nello spot della Oust, tra casalinghe incazzate e olezzi inenarrabili.
Alla pubblicità Vodafone, Angelo rubaTotti e lo rinchiude in un salotto letterario in cui si discute di etica esiodea, del meraviglioso nell’Occidente medioevale e del ritorno di Ermes nella critica letteraria.
Abbandona Totti alla sua sorte ed entra nello spot Campari: Salma Hayek avanza verso di lui, l’incedere regale e il vestito blu scuro con una scollatura che è una poesia di Ungaretti*.
L’idea  era quella di metterla, così agghindata, a lavare i chili di biancheria sporca che giacciono inviolati nel bagno di Angelo. E, una volta schiavizzata, tentare un approccio alla Giannini-Melato nel film della Wertmuller.
Ma non ce la fa.
Salma gli ricorda (in bellissimo) la sua ex fidanzata Francesca e, solo a nominarla, gli pare che il cuore singhiozzi ancora. Nasconde le mani dietro la schiena, le dita chiuse sull'impugnatura del Miracle Blade .
“Ti stai sbagliando chi hai visto non è, non è Francesca”.
Chi parla? Chi ha parlato?
Troppo tardi.
Angelo si sveglia dal trance e Salma è perduta: davanti a lui c'è la tv,  dove un diciottenne imberbe tenta di emulare Lucio Battisti affianco a una De Filippi sorridente.
Angelo strabuzza gli occhi e afferra il telecomando. Cinque secondi di zapping furioso. Per bloccarsi davanti al break su Retequattro. Il piccione della Daygum, un prestito a tasso zero per vecchi rimbambiti, la collezione di orologi meccanici Hobby&Work , l'hamburger di pollo del McDonald, la fiammata del Maalox Plus.
Rigira sulla De Filippi. Gente che strepita, ragazzini insultati che piangono, orfani del congiuntivo,  facce da Pitanguy.

In fondo, che si lamenta a fare? Apre una Red Bull e già si sente le ali.



* Mi illumino di immenso
postato da: Pubblivora alle ore febbraio 14, 2007 16:18 | link | commenti (30)
categorie: fantagenzia paracool
giovedì, 08 febbraio 2007

FANTAGENZIA PARACOOL ― SENZA VIA DI SCAMPO



FaustoCopy guida la sua Passat blu nel traffico a gorghi di una domenica milanese.
Al suo fianco è seduta la Morosa, occhiali da sole, nonostante la pioggia, e minigonna formato iPod nano, nonostante la brina. Al momento, è impegnata al cellulare in una conversazione taglia e cuci con la sua amica del cuore.
Fausto sa che non c’è scampo. Oggi è giorno di penitenza, inutile attivare lo sforzo creativo per trovare vie di fuga. Oggi tocca andare all’Ikea.
Se ci sono tre cose che Fausto odia, sono:
la pioggia
il traffico
l’Ikea.
Il pomeriggio quindi si preannuncia perfetto nella sua totale ostilità.
Dopo un’ora e mezza di coda, la Passat di FaustoCopy fa il suo ingresso al parcheggio dell’Ikea di Corsico che pare quello dello Stadio Meazza prima del concerto dei Rolling Stones.
Alla vista di tanto mal di dio, FaustoCopy sente l’ansia che monta e il battito cardiaco che accelera. La claustrofobia, il panico da folla, ecco che arriva. Meglio abbassare il finestrino in cerca di aria.
Fausto curva a destra a caccia di un parcheggio, intanto inspira ed espira, vorrebbe essere un monaco zen sul monte Fuji. Focalizzare, deve focalizzare, deve pensare a qualcosa che non sia il caos, la gente con gli scatoloni sui carrelli, la schiera di macchine vuote che scorrono ai lati della sua Passat.
La Morosa intanto ha finito la telefonata : “Come mai non hai trovato ancora parcheggio?” Esordisce così.
Come mai.
"Come mai" è una domanda che a Fausto non è mai piaciuta perché spesso non può avere risposta. Fausto rispolvera le situazioni in cui gli è stato rivolto un “come mai” inutile negli ultimi venti giorni.
 
Situazione uno. 
Fausto: ho provato a chiamare l’assistenza clienti della Tim ma è tre ore che è occupato. 
Sua madre (stupita): come mai?
Situazione due. 
Fausto: fossi in te, questa gonna rosa shocking con applicazioni zebrate non la comprerei. 
Morosa (stupita): come mai?
Situazione tre.  
Fausto: son cinque anni che non mi date un aumento. 
Direttore Creativo Demiurgo Ferzetti, detto Dart Fenner (stupito): come mai?
 
In genere Fausto risolve così: sorride con un ghigno e non risponde. Ma questo pomeriggio, di fronte alla bolgia di seminatori di discordia che si aggirano automuniti, non riesce nemmeno a simularlo, il ghigno.
“Guarda là!”, grida la Morosa puntando il dito come una rabdomante, “mi pare ci sia un posto laggiù!”
“Dove?” Fausto segue la direzione che indica l’unghia smaltata di lei e gli sembra ci sia davvero, lo spazio tra una Peugeot rossa e un suv nero. Accelera, si avvicina, fa per ficcarsi sul rettangolo di cemento e invece.
Invece, no.
Perché appena impostata la curva la vede. La macchina furba.
Quella figlia di playmobil a quattro ruote. Bianca e nera, la Smart è lì, che occupa un parcheggio normale e ne riempie metà. La metà che Fausto non poteva vedere, chiaro. La metà che manca perché ci stia la sua Passat.
Ci pensa un attimo su: in effetti tutti quelli che hanno la Smart, uomini o donne che siano, gli stanno sul cazzo. Ė la macchina del furbetto creata per il furbetto, quello che ti supera caracollando sul  suo mezzo nanizzato e che ti fa uno sberleffo mettendo la freccia di straforo, proprio mentre stai per svoltare. Dovrebbero vietare i parcheggi alle Smart, ecco cosa. Almeno i parcheggi a pettine o quelli sotto casa sua, sul Naviglio, o questi all’Ikea.
“Io inizio a scendere”, fa la Morosa.
“Tu cosa?”, dice Fausto.
Lei, scende, dice. Si porta avanti. Mica può stare un’ora nel parcheggio ad aspettare che Fausto trovi un buco per la macchina. Lei deve andare all’Ikea, ci sono la Storm e la Orgel che l’aspettano. E se poi finiscono i Gunntorp?
Si allunga verso di lui, gli appioppa un bacio sulla bocca e sorride socchiudendo gli occhi verdi, quel verde a cui Fausto non può opporsi.
Fausto la guarda allontanarsi sotto la pioggia, la minigonna di jeans e quell’incedere dinoccolato da bambina.
Un po’ vorrebbe insultarla, lei, e questo cazzo di parcheggio, e le Smart, e l’Ikea, che invade i fine settimana. Che poi, lo svedese, si presta benissimo: Koksvik che non sono altro, Billy emeriti, Fjärden di puttana,  teste di Gunntorp!
E mentre è lì, immobile e distratto, una Smart lo supera e gli frega il parcheggio appena liberatosi sulla destra.
“Gunntorp!”, grida Fausto in uno svedese perfetto.
“Fausto, sei tu?” Dalla Smart parcheggiata è appena sceso un uomo: è Demiurgo Ferzetti, alias Dart Fenner, direttore creativo della Fantagenzia Paracool. Chiude la sua minicar e, avvolto nel mantello impermeabile nero Armani, si avvicina a Fausto.
“Fortuna che ti eri imbambolato, altrimenti chissà quando lo trovavo, il parcheggio!”
“Ma tu non hai il Mercedes Pagoda?” gli chiede Fausto, il gomito appoggiato al finestrino.
“E secondo te sono così scemo da usarlo per venire all’Ikea di domenica?”
“Ah bè, giusto.”
“Fatti furbo, Fausto, compra una Smart.”
postato da: Pubblivora alle ore febbraio 08, 2007 15:13 | link | commenti (24)
categorie: fantagenzia paracool, vita di marca
mercoledì, 31 gennaio 2007

FANTAGENZIA PARACOOL ― IL GRASSO


FaustoCopy vive al terzo piano di una casa di ringhiera sul Naviglio Grande, oggi gioiello vintage.
Sopra di lui abita Silvestro, un bambino di undici anni grasso e con supposti problemi di udito: dal lunedì al venerdi il ragazzino guarda Strisca la notizia a volume da audioleso e ride talmente forte che lo sentono fin sulla Darsena.
Sempre dal lunedì al venerdì,  va a scuola vestito con giubbotti Woolrich, Nike Air, Levi’s e felpe Baci & Abbracci. Torna verso le due e mezza, mangia come un denutrito del Gibuti e si attacca alla Playstation o alla Xbox, che eruttano grida di soldati trucidati, animali sezionati e bambini moribondi. Quando è stufo di giocare, accende lo stereo e improvvisa gorgheggi alla Tiziano Ferro masticando merendine al cioccolato, le cui cartine planano sempre sul balcone di Fausto. In alternativa, aziona tutte le ventisette suonerie del suo cellulare, una dopo l’altra, a volume da Royal Albert Hall. Certo, Faustocopy durante il giorno è a lavorare in agenzia. Il fatto è che gli capita anche di ammalarsi.
Di sabato, Silvestro è mattiniero. Alle nove inizia a picchiare sulla sua batteria intonando Pò-poroppòppo-pò-pò, sia-mo-cam-pio-ni-del-mon-do , e di Seven Nation Army dei White Stripes non rimangono che conati neandertaliani.
Il sabato sera, Silvestro non si perde mai Amici di Maria De Filippi e questo è di pubblico dominio fino a piazza Ventiquattro Maggio, tanto che una volta quelli del Trottoir sono arrivati davanti al suo appartamento, hanno bussato e gli hanno chiesto se, per favore, poteva abbassare il volume perché dentro al locale la musica non la sentiva nessuno.
La domenica a casa di Silvestro va in onda il concerto di famiglia. Dalle otto e mezza in poi i tappeti sbattono fuori dal balcone (anche in gennaio quando nevica o grandina), la lavatrice centrifuga, l’aspirapolvere aspira, il boiler strepita, la mamma di Silvestro urla, il papà di Silvestro sbraita e Silvestro gira per casa sul triciclo del fratellino treenne, citazione inconsapevole e poco apprezzata di Shining.
Silvestro andrebbe eliminato.
Vivere con uno così sulla testa, mette di pessimo umore e qualcuno dovrà pagare per questo.

Spot pubblicitario Svelto

Sintesi: un bambino grasso fa danni in piscina e dentro casa, così la mamma lo mette a lavare i piatti.
Presenti sul set: il regista Bruno Moviola, l’aiutoregista, FaustoCopy, noto copywriter della Fantagenzia Paracool, il Cliente Svelto.


Bruno Moviola
: STOOP! Avanti con le idrovore, rimettete l’acqua nella piscina che er bonzo s’è tuffato con troppa foga. (Rivolgendosi al bambino ciccione): senti bello, te devi tuffà con forza ma non ce devi allagare er set, capisci? (Rivolto alla troupe) INTANTO CHE RIEMPIONO LA VASCA, GIRIAMO LA SCENA FINALE DELLA CUCINA PEFFAVORE! RAPIDI, VE VOJO RAPIDI!
Bruno Moviola tira un respiro ansioso e guarda FaustoCopy, nei suoi occhi incomprensione assoluta: “Adesso me devi spiegà perché hai insistito ad avè sto ciccione come protagonista de lo spot. Non era mejo quer regazzino anoressico co’ le lentiggini che fa lo spot de la Kinder?”
Fausto: no, meglio questo grasso.
Moviola: ma come te l’hanno approvato, i signori de lo Svelto, come jelo hai venduto, ’sto bufalo in miniatura?
E Fausto si ricorda di quel pomeriggio dal cliente, quando cercava nel suo cervello un rampino che potesse dargli l’appiglio, qualcosa per giustificare la scelta più stronza della storia della pubblicità. Se non che il gancio l’aveva visto proprio lì, attaccato alla parete del suo telencefalo, nitido e ricurvo come non mai.
FaustoCopy: lo sai, Bruno, che
un bambino su tre in Italia è sovrappeso, mentre più di uno su dieci è obeso e rischia addirittura la morte in giovane età?
Bruno Moviola : nun me dire…
FaustoCopy:  ti dico. I ragazzetti di oggi sono una polaroid delle generazioni future. Pensa che l'obesità cresce al ritmo del venticinque per cento ogni cinque anni. Quel bambino è il bambino, l’immagine fatta e finita dell’undicenne italiano del duemila. I genitori lo guardano e ci vedono il proprio figlio.
Moviola: hai capito, er ciccione…
Cliente Svelto (avvicinandosi sereno a Fausto e al regista): che forte quel ragazzino, mi ricorda  tanto il mio Agenore…
Moviola: nun ce dica. BENE, SEMO PRONTI CON LA SCENA FINALE IN CUCINA?
Aiutoregista: pronti!
Moviola: perfetto: mettete il chiattone a lavà i piatti, uno due tre, prima! (Rivolgendosi a Fausto) a proposito, come è il claim finale, Fa’?”
FaustoCopy sorride e per un attimo, nella sua testa, la faccia del ciccione sul set si sovrappone a quella di Silvestro: “Svelto, elimina il Grasso”.


la storia è fantasia pura, ogni riferimento a persone o case di ringhiera è del tutto casuale, salvo lo spot (che va in onda sul serio).
postato da: Pubblivora alle ore gennaio 31, 2007 16:25 | link | commenti (38)
categorie: fantagenzia paracool
lunedì, 18 dicembre 2006

T  A      D   A   H  !   Rivelazione
 


Ore 13, baretto tristo nei pressi della Fantagenzia Paracool. A pranzo, FaustoCopy, AngelArt, e la Pepa, cioè io.
 
Pepa: che piacere vedervi! Devo darvi una notizia.
 
AngelArt: sei incinta?
 
Pepa : no.
 
FaustoCopy : il tuo reddito è in zona Provera?
 
Occhi di Pepa oltre il cielo, sguardo effetto Esorcista.
Intanto il cameriere percorre a velocità innaturale i cinque metri di lunghezza del bar e si piazza di fianco al tavolo dei tre : “buongiorno”, dice.
 
AngelArt : 'giorno, che si mangia oggi?
 
Cameriere: Cotoletta Rinvenuta con contorno di Carote Anemiche, Parmigiana del Pleistocene, Piatto Vegetariano del Buon Depresso, Merluzzo Imbalsamato con Pomodori Insipidi.
 
FaustoCopy: mmm. Panini ne avete?
 
Cameriere: certo. Lo vuole con crudo trasparente, tonno sminuzzato con salsa dozzinale o mozzarella di finta bufala e pomodoro pallido?
 
FaustoCopy: prendo la Cotoletta Rinvenuta, grazie.
 
AngelArt:  vada per il Merluzzo Imbalsamato.
 
Pepa: per me una Parmigiana del Pleistocene con un filo d’olio.
 
FaustoCopy (dando un buffetto alla Pepa):  come stai? ti trovo proprio bene, sissì, proprio bene…e allora, questa notizia?

Pepa: ecco, vi ricordate che…
 
Cameriere (stenografando le ordinazioni): scusate, da bere cosa vi porto?

AngelArt: acqua gasata.
 
FaustoCopy: per me naturale. Tu, Pep?
 
Pepa: una bottiglia di Bellavista bello fresco, grazie. E tre bicchieri.
 
AngelArt: maddai, allora si brinda! A che cosa, eh? A che cosa?
 
Pepa: si tratta di…
 
Cameriere (già di ritorno, con acqua, spumante e bicchieri): ecco a voi, purtroppo il Bellavista non è freddo.
 
FaustoCopy: non ha un secchiello per il ghiaccio?
 
Cameriere : guardi, questo non è esattamente un party e lei non assomiglia affatto a  George Clooney.
 
FaustoCopy (sospirando): Allora Pep, ce la racconti, ’sta novità, o no?
 
Pepa: sì.  Ci   p u b b l i c a n o .
 
AngelArt: TI PUBBLICANO?   Chi? Cosa? Quando?
 
Pepa:  vi ricordate quella specie di romanzo che stavo scrivendo con due amici?
 
FaustoCopy: ah già, la follia a sei mani, ce ne avevi accennato. L’hai finito, quindi?
 
Pepa: già.
 
FaustoCopy (tracannando Bellavista): E allora? Parla!

Pepa: e allora lo vogliono pubblicare.
 
AngelArt (applaudendo): che figata, son felice per te ! Ma parla di pubblicità, il libro?
 
Pepa: No, la pubblicità non c’entra.
 
FaustoCopy (scettico): E  quando uscirebbe?
 
Pepa: a gennaio, credo.
 
FaustoCopy: apperò! Bè, non ci racconti altro? Titolo, argomento, casa editrice…
 
Pepa: eddai, è una sorpresa, almeno quella! Tanto lo saprete presto…
 
AngelArt: che notizia! Lo leggerò sicuro e dirò di comprarlo anche a nonna Ada, a zia Infilzata, ai sei cugini di Gallipoli e ai quattro di Bibbione, così fan numero. Anzi, ne regalerò uno anche a nonno Polonio che ormai è in fin di vita ma ha bisogno di un sottotazza nuovo in camera da letto.
 
Pepa (commossa): che bello, siamo già a tredici copie, sei un amico, Angelo!
 
FaustoCopy: va bè, fai pure quattordici, che il tredici porta sfiga.
 
Cameriere (correndo): ecco qui il Merluzzo Imbalsamato e la Parmigiana del Pleistocene. Chi ha ordinato la Cotoletta Rivenuta?
 
FaustoCopy: io.
 
Cameriere : mi spiace, ma la cotoletta non è rinvenuta né mai rinverrà. Le porto un Piatto Vegetariano del Buon Depresso o preferisce una Finta Bufala con Pomodori Esangui?

FaustoCopy (col bicchiere alzato): stavo pensando, Pepa, che se scrivessi di me e Angelo, avresti argomenti da qui fino al duemilaequindici. Cin cin.
 
 

Ogni  riferimento  a  fatti  o  persone  è  del  tutto  reale.



postato da: Pubblivora alle ore dicembre 18, 2006 13:02 | link | commenti (29)
categorie: fantagenzia paracool, arimo, zeldazeta
lunedì, 27 novembre 2006

FANTAGENZIA PARACOOL : L’HILTONIANO, QUESTO SCONOSCIUTO

 
Roma, ennesimo spot 3. Sul set,  il regista Bruno Moviola,  FaustoCopy, AngelArt, il megadirettore creativo Demiurgo Ferzetti, detto Dart Fenner, Claudio Amendola e Paris Hilton.
 
Paris Hilton : Shubeastaninfo iviodificlacao fomivefopippo iduoudeapi illaqalla naboutouia riuosiu tiolina.
 
Regista: STOOP (rivolto a FaustoCopy) Le avete detto che stiamo girando uno spot in lingua italiana, vero?
 
FaustoCopy la guarda perplesso e poi si gira verso AngelArt: secondo te parla cingalese?
 
AngelArt: a me sembra finnico. Comunque, tempo due settimane di on air e la doppiano.
 
FaustoCopy (imbesuito): Però che classe, che stile…
 
AngelArt:  ma chi? Dove? Ha la faccia più spaziosa di un poster, il naso che sembra una portaerei, le labbra da cammello...
 
FaustoCopy: cosa-cosa-cosa? E smettila, guarda che fisico, che portamento nobiliare… l’hai vista nel video hard con l’ex fidanzato, che roba?
 
AngelArt: mah, io preferisco Kate Moss.
 
Paris Hilton: lamantraierinò furifulli mintrtippiniti fertuglirola martonuù eri vetrini!
 
Claudio Amendola: scusate, potrei avere un traduttore simultaneo che trasformi ’sta cotognata de vocali e consonanti in parole sensate?
 
Regista: rilassati Claudio, tanto poi la doppieranno.
 
FaustoCopy: ehm, no, il Cliente vorrebbe la sua voce originale…
 
Amendola: Eccolollà. Sentite, nun ce sto a ‘ccapì gnente, me deconcentro con 'sta tiritera lituana. Er traduttore me lo mannate onnò?
 
In quel mentre Demiurgo Ferzetti, detto Dart Fenner, torna dal bar dopo una colazione imperiale. Si toglie il mantello nero Armani e lo appende in testa ad AngelArt. Poi, scannerizza il set e produce un grido di disappunto che crea un’ inquinamento acustico pari a quello generato dalla demolizione di un edificio di ottantaquattro piani più terrazzo:  “Che è successo alla faccia di quella ragazza? Sembra uno schermo al plasma duecentocinquanta per duecentotredici.”
 
FaustoCopy: è Paris Hilton.
 
Dart Fenner: Certo, Hilton. Infatti mi ricorda la facciata del Cavalieri Hilton di Roma. E che ha fatto di speciale nella vita, costei?
 
FaustoCopy: beh, è un’ereditiera, ha fatto un reality, è sempre sulla bocca di tutti e…
 
Dart Fenner: (il respiro pesante): Vabbè, ho capito. Il casco glielo avete fatto fare su misura, immagino. Scusa, non avevi detto che era meglio di Kate Moss?
 
FaustoCopy:  sì, infatti…
 
Dart Fenner (sottofondo, la musica della Morte Nera): infatti che? Cosa? Quando sei stato dall’optometrista l’ultima volta?  E ditele di parlare italiano , che lo zwaili qui non lo capisce nessuno!
 
AngelArt (da sotto il mantello): credo lo stia già facendo…
 
Dart Fenner: Seee, allora Muccino nello spot Vodafone  era guru di dizione. Fatemi parlare con la ragazza, su-bi-to!
 
Regista (che ha sentito tutto): PARIS!
 
Paris: Yes?
 
Regista: Cam hiar plis.
 
Paris si avvicina sculettando.
 
Regista: Paris, vis is mister Dart Fenner, se Agensy creativ dairector. Dart, vis is miss Paris.
 
Dopo venti minuti di dialogo fitto fitto, Dart Fenner e Paris si separano.
 
FaustoCopy (rivolto a Fenner): com’è andata?
 
Dart Fenner: mmsì, tutto risolto. Le ho spiegato un po’ l’uso di vocali e consonanti nel nostro idioma, è una ragazza che impara in fretta. Tra le altre cose, sta cercando un partner per aprire una piccola agenzia di pubblicità proprio in Italia. Sai, per captare le tendenze del nostro paese e comunicare al meglio la sua linea di profumi e orologi fallita negli Usa. Anzi, già che ci sei Fausto, chiameresti la mia segretaria per chiederle di prenotare un tavolo per due da Giannino stasera e comprare un mazzo di novantanove rose rosse gambo lungo?
 
Regista: Spot Tre, quindicesima… AZIONE!
 
Paris: elellinotti füritta norzulettè martonuù eri vetrini!
 
Dart Fenner (sorridendo): BRAVA! Sentito com’è migliorata, ragazzi?
 
 

il tutto è pura fantasia della blogger
postato da: Pubblivora alle ore novembre 27, 2006 23:27 | link | commenti (32)
categorie: fantagenzia paracool